detta da UOMO?… c’è da vergognarsi!

Sì, lo ripeto: c’è solo da vergognarsi ad essere uomini, (o maschi) di fronte la giornata mondiale “contro la violenza sulle donne”

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Sì, lo ripeto: c’è solo da vergognarsi, ad essere uomini, (o maschi) di fronte la giornata mondiale “contro la violenza sulle donne” per provare a sensibilizzare la società e l’orco che abita certi profili maschili, che non hanno di meglio da offrire, se non VIOLENZA e BARBARIA, verso chi ha la sola sfortuna di vivere la propria esistenza accanto… di fianco… a ridosso… o pelle a pelle con un BASTARDO che umilia chi, come me, si vergogna a leggere numeri criminali che sintetizzano questa strage senza fine: 3 milioni e 466 mila donne “solo in Italia” hanno subito nell’arco della propria vita un tentativo di stalking, molestia, violenza carnale o solo verbale, nella fascia d’età compresa tra 16 e 70 anni e, attenzione: l’80% di queste vittime (vale a dire 8 su 10) non si è MAI rivolta a nessuna istituzione o chiesto aiuto, per vergogna, paura di ritorsioni o perché… dopo la denuncia NON SANNO DOVE ANDARE o come continuare a VIVERE da sole e abbandonate da TUTTI!
Se davvero vogliamo decrescere questi agghiaccianti numeri, serve meno chiacchiere… meno cortei e giornate mondiali e molta più attenzione agli sguardi tristi, alle mezze confessioni e i lividi sul corpo, che portano a credere che ci si possa salvare da un ORCO solo denunciandolo per tempo, senza paura di restare poi da sole e al buio, in attesa di un prossimo 25 novembre da tornare a commemorare, caso mai con l’aggiunta di un’altra nuova vittima che (si spera) non sia proprio LEI: l’ultima ad aver denunciato una violenza che non le ha salvato la vita perché… rimasta da SOLA!

Vi lascio con una bella citazione di William Shakespeare e una mia canzone, scritta un po’ di anni fa, ma ancora MALEDETTAMENTE attuale, con la speranza che possa incoraggiare a dire quel primo fondamentale: NO!

Per tutte le violenze consumate su di Lei,
per tutte le umiliazioni che ha subito,
per il suo corpo che avete sfruttato,
per la sua intelligenza che avete calpestato,
per l’ignoranza in cui l’avete lasciata,
per la libertà che le avete negato,
per la bocca che le avete tappato,
per le ali che le avete tagliato…
Per tutto questo:
in piedi Signori, davanti a una Donna

 

AMORE SENZA LIMITI (clicca per il video)

1, 2, 3, 4 e si ricomincia a contare e… MORIRE!

Oggi parto da un numero AGGHIACCIANTE! CINQUEMILIONI
E’ questo il dato che emerge dalla spropositata differenza che esiste tra i paesi dell’Africa Subsahariana (dove nei primi 28 giorni di vita muore 1 bambino ogni 33 nati) rispetto a quelli dei Paesi “cosiddetti” Sviluppati con 1 neonato morto ogni 333!
Facile determinare, per calcolo matematico, che la media di mortalità infantile europea se potesse essere eguagliata anche nei paesi africani si salverebbero circa 5 milioni di neonati dalla morte sicura!

Il perché di tanta mortalità non devo essere io a spiegarla o elencarvela; a me interessa smuovere coscienze affinché si possa approfondire un po’ di più su certe “Campagne Solidali”, che ci hanno così tanto abituato alla frequenza e alla periodicità, che non sanno più trasmettere il vero messaggio che sarebbe da diffondere, che va ben oltre la raccolta di fondi!
Oramai, siamo assuefatti da questo “DONARE ad SMS”, che neppure ci interessa approfondire, ed  invece… bisognerebbe sapere che, in certe parti del mondo, sono più di 6 milioni i bambini che, al di sotto dei 5 anni, muoiono per malattie facilmente curabili e prevenibili, se solo si comprendesse che la malnutrizione, principale colpevole di queste morti innocenti, è una calamità che si abbatte sui popoli sottosviluppati, non sempre colpevoli e troppo spesso solo VITTIME della povertà, ma anche delle guerre e, soprattutto, dei disastri naturali ed i cambiamenti climatici, (dove tutti abbiamo le nostre buone colpe e partecipiamo ad avvicinare sempre più gli uragani all’Europa… lo scioglimento dei ghiacciai… l’inquinamento delle falde acquifere o dell’aria e via discorrendo…)

Credo che, se approfondissimo di più i motivi e le ragioni dei tanti mutamenti a cui siamo costantemente esposti, e ai quali prendiamo parte attiva (consapevoli o meno), si potrebbe riuscire ad essere in molti di più a donare, partecipare e convincersi che, ce la possiamo fare a DIRE LA NOSTRA in difesa del diritto di VITA piuttosto che spendere montagne di soldi inopportuni e inappropriati (tipo quelli per gli inutili Referendum, i decreti salvaBanche o salva Aziende,  i GettoniPolitici, ecc.) o non trovare il tempo per approfondire argomenti che fanno rabbrividire, se solo considerassimo che 155 milioni di bambini ( vale a dire 2 VOLTE E MEZZA LA POPOLAZIONE ITALIANA) soffrono di malnutrizione che porta, ogni maledetti 5 secondi, ad una morte sicura per uno di loro!

E’ come un gioco… basta solo contare e ripetere insieme a me:
1…2…3…4… e d’accapo!

1, 2, 3, 4 e… d’accapo…  
(e intanto sono già morti 2 bambini!)

Possiamo riuscire ad interrompere quell’incessante contare fino a 5!…
La campagna “FINO ALL’ULTIMO BAMBINO” ci sta provando, e noi possiamo farlo insieme a loro, con un SMS al 45544

Per approfondire: video campagna FINO ALL’ULTIMO BAMBINO

l’ABBANDONO non ti abbandona… MAI!

Giorni fa ho seguito in TV un approfondimento sulla legittimità (o meno) dei figli adottati nel poter conoscere le proprie origini, relativamente al nome della madre biologica che li ha concepiti, per una serie di svariate motivazioni: bisogno interiore, diritto all’appartenenza, necessità mediche di prevenzione o per pura e sola curiosità… e via dicendo.
In Parlamento si dibatte e si discute da molto su questo “Principio delle Radici” in quanto si frappongono a tal riguardo due pensieri contrastanti e frapposti tra loro: il primo, che difende il regime di quell’anonimato da “NN” che resti innominabile PER SEMPRE, a rispetto di una volontà ed un diritto sancito ed acquisito all’atto della nascita, mentre la parte opposta a quell’oblio, pretende che sia concesso a TUTTI di conoscere le proprie origini, e questo perché  “l’essere abbandonati è un peso che fa un gran male dentro”, a prescindere da come viene assorbito da ogni diversa persona, che sia di forma positiva (fortuna di essere comunque nati e potuti essere scelti come figli) o negativa (respinta categorica di un errore da cui separarsi per sempre e in maniera irreversibile)
Senza soffermarmi sulla questione legislativa, dirò solo che “l’abbandono non ti abbandona MAI”… perché dentro di te sarà sempre accesa quella esile fiammella (o falò incessante) che alimenta curiosità, richiamo ed interesse a volersi ricongiungere con un lato oscuro… poter chiudere il cerchio della propria conoscenza, o provare a chiedere “il perché”… o anche solo poter ringraziare, stringendole la mano o in un abbraccio, o guardandola negli occhi, mentre le sorridi o osservi da una foto su una lapide dettagli che ti riguardano… ti assomigliano.. ti appartengono!
Inutile sottolineare che sono dell’idea che nascere è un privilegio assoluto, che va difeso da qualsiasi  rischio della morte per aborto, fosse anche a condizione di un sacrificio, che peserà per sempre: non sapere a chi apparteniamo!

Capisco che possa essere un argomento che interessa soprattutto chi è segnato da analoghi destini, ma voglio coinvolgere tutti in una riflessione  attraverso 2 dati statistici percentuali?
–          l’85% dei figli adottivi alla ricerca delle proprie origini sono DONNE
–          il 90% delle ricerche si limita solo alla ricerca della MADRE biologica e mai a quella del padre!

Vuoi vedere che, alla fine, l’uomo è solo uno strumento genetico e null’altro di qualificabile e meritevole di essere conosciuto… specialmente quando si sottrae al compito di PADRE?

Vi auguro una buona settimana, abbracciando idealmente quell’esercito infinito di FIGLIA ADOTTATI che spera sempre di potersi ricongiungere alle proprie origini, con la consapevolezza che FIGLI lo si è di chi ti cresce e non di chi ti mette al mondo… e che quel SI’ è un dono vitale… che permette una grande fortuna non per tutti pochi: essere SCELTI come FIGLI!

«Una donna che diventa madre d’un bambino nato da un’altra donna è come acqua che evapora e si fa nube, volando in cielo per portare acqua di vita ad un albero giù nel deserto.» Madre Teresa di Calcutta

FELICITA’… un viaggio di andata o solo RITORNO?

Giorni fa ho visto un bel film ” la tenerezza” e sul finale mi ha molto colpito una frase, a menzione di un poeta arabo che sostiene che la felicità… “non è una meta da raggiungere ma una casa a cui tornare… non è davanti ma dietro di noi… è tornare e non ANDARE!
Il concetto nel suo insieme è molto intenso, al punto da permettere di ragionare a lungo sul luogo dove alberga, per ognuno di noi, questa agognata felicità, verso la quale siamo disposti a qualsiasi sacrificio pur di raggiungerla, afferrarla e farla nostra, senza MAI considerare che, forse, quella più assoluta e totalitaria, che coltiviamo dentro noi come un traguardo ambitissimo, più che davanti è dietro di noi, in quello che siamo stati, nei momenti belli e spensierati dell’infanzia, tra i luoghi dove siamo cresciuti e in tutte quelle immagini e storie di vita dal sapore irripetibili, che senza rendercene conto vorremmo tornassero di nuovo a farci bella la vita, riportandoci indietro ad un tempo spensierato tra persone, luoghi, profumi a noi cari.

E’ un po’ rafforzare la teoria che vuole saperci attratti in modo particolare dai profumi e i colori che rievocano dettagli appartenuti al nostro passato, perché è in quei ritorni improvvisi a qualcosa di intenso che rimaniamo incagliati tra le lame delle sottilissime malinconie e le nostalgiche rimembranze che affollano spesso i nostri pensieri. Ed anche a  me succede di lasciarmi rapire da fragranze che porta il vento, che mi catapultano all’indietro irrimediabilmente; come quando respiro l’odore delle fascine bruciate prima di sera, e cuore e mente si sintonizzano su quell’aroma respirato a lungo nella mia gioventù, tra affetti e volti che oggi sono solo ricordo e preghiera.
Ma non succede solo per gli odori, capita anche per certi luoghi, colori particolari del cielo, viste del mare o sfumature di volti e voci che sono una calamita irrefrenabile per i nostri viaggi all’indietro, tra le stanze del  passato che, se davvero potesse tornare, sarebbe assoluta ed ineguagliabile FELICITA’ per tutti! (ne sono certo).

Forse è proprio vero che la parte dei nostri ricordi migliori è legata all’infanzia, perché era quello il tempo in cui assorbivamo ogni cosa con estrema naturalezza ed ingenuità, affacciandosi sulle imperiosità della vita senza alcuna paura ed imbarazzo, spinti solo dalla curiosità che ci ha permesso di conoscere sempre nuove cose, ogni nuovo giorno, rendendo quel tempo esageratamente BELLO ed AFFASCINANTE, (per cui… estremamente FELICE!)
Quanto vorrei poter tonare adesso indietro, così da rimediare a troppi errori e a quanti non mi hanno messo in guardia che certi suoni, profumi, volti, amicizie ed affetti il tempo, le circostanze e la vita me li avrebbe portati via per sempre, lasciandomi in cambio solo mestizia, per un ricordo di qualcosa e qualcuno che… NON TORNERA’ MAI PIU’!

In chiusura, voglio consigliarvi una bella canzone di Biagio Antonacci che riassume perfettamente il senso legato alle cose che abbiamo amato di più e che NON TORNERANNO MAI PIU’, nonostante sappiamo bene che la nostra ostinatezza ed incoscienza, a volerle ancora provare a raggiungere, trasformano la nostra impossibile ricerca in un’inevitabile infelicità dell’anima!

Biagio Antonacci – Le cose che hai amato di più

DAL “PER SEMPRE”… alla morte!

Il primo appuntamento post-estivo con i miei pensieri a ruota libera, parte da una bella storia, dal finale tenero, romantico, se pur triste in quanto irrimediabile. Mi serve accennarvi di questo epilogo tra due innamorati, per rafforzare il concetto che l’amore “è eterno davvero finché dura” (come sosteneva De Régnier) e che il SUO “resistere” dipende quasi sempre da noi, che ne scriviamo il suo epilogo QUOTIDIANAMENTE!
Ma torniamo alla storia di questi coniugi, che dopo “soli” 75 anni di vita matrimoniale insieme, dove hanno condiviso ogni minimo dettaglio delle loro reciproche esistenze, alla morte dell’uno è seguita anche quella dell’altra, con un minimo intervallo di “separazione forzata”.
L’avete sentita la storia, vero? Mi riferisco a Jeanette e Alexander Toczko, coppia di San Diego, in California, sposati da 75 anni, che sono passati a “miglior vita” a poche ore di distanza (4!) l’uno nelle braccia dell’altra, come a voler sancire, e confermare ulteriormente, il loro immenso innamoramento nel simbolismo racchiuso in un abbraccio, che li ha cinti ed uniti in vita, come anche nel viaggio verso la morte, permettendo ad entrambi di realizzare il proprio ultimo desiderio; (quello di Alexander), poter esalare l’ultimo respiro tra le braccia della moglie, (e di Jeanette) di poterlo raggiungere il prima possibile!
Credo che ogni altro commento sia assolutamente superfluo, ed allora io provo a magnificare questa coppia, e il loro indissolubile amore, con un bell’aforisma che amo tanto, preso in prestito da un ANONIMO che recita così: “Non dirmi che sarà per sempre, ma dimmi semplicemente “A DOMANI”… e ripetilo PER SEMPRE!
Indubbiamente l’amore è bello e riempie di colori i pensieri, oltre che di entusiasmo la vita e di batticuori l’anima, ma… pretende impegno, costanza e abnegazione da parte nostra. Non basta promettersi “amor per sempre” per riuscire a garantirlo, perché nella sua straordinaria ingovernabilità, l’amore è un sentimento indomabile, che non si acquieta mai, e MAI si lascia soggiogare, perché LUI è esigente  e non si accontenta di ristagnare nei bei ricordi… NO!
L’amore pretende solo amore, con cui alimentarsi di nuova spinta, sapendo bene che il “PER SEMPRE” dipende dalla nostra volontà, e che per poterlo raggiungere e sostenere a lungo c’è bisogno di impegno, lealtà e veroAMORE… SEMPRE!
Io so per certo che l’amore eterno esiste… e che la base da cui partire è la complicità, così come la condivisione, l’affiatamento e l’impegno ad entrare in similitudine con l’altra metà del cuore, e poter dire con un sorriso sul cuore: “amore, siamo così completi che se trattieni il fiato, a me… manca il respiro!”

Bene… chiudo, ma permettetemi di rivoltare come un calzino la bella storia sull’amore eterno per mostrare anche la faccia apposta: quella dell’INDIFFERENZA, nella quale ci si perde, ci si sente soli… e ci si MUORE per l’assenza totale ed assoluta di rispetto, riguardo, interesse… ed AMOR PROPRIO e dell’ALTRUI COMUN!
Le due storie che ho raccolto hanno il 75 come numero in comune, anzi, come anni; da una parte la bella storia dei coniugi californiani e da quest’altra parte, (a casa nostra) quella di un uomo di 75 anni, trovato morto in casa, in zona periferica di Bari, che aveva esalato l’ultimo suo respiro ben 2 anni prima!!!
E’ notizia del  17 luglio che è passata quasi sottotono, nascosta, perché vergogna e fa rabbrividire, oltre che tanto riflettere su come sia facile chiudere una porta, sparirci dietro, e spesso: PER SEMPRE… che tanto neppure se ne accorgono della tua assenza!
Capisco che l’uomo in questione vivesse da solo e non ci fossero parenti in Italia, ma… che nessuno si renda conto che sia sparito da 2 anni fa tanto male doverlo accettare, ( e sono tantissime le situazioni similari che si ripetono in Italia ogni anno)… quando invece basterebbe un po’ più di partecipazione, interesse, riguardo, rispetto ed amore verso un “tuo prossimo” a cui uno CIAO, o un COME STAI… può salvare la VITA!

buona estate da spiagge e… MARE!

È da un po’ che non scrivo, e l’aver abbandonato questa sana abitudine di mantenere il contatto con voi mi rende triste, ma… facciamo finta che sia colpa del periodo feriale, da estate al mare, che invoglia a prendersi un po’ di pausa rilassante, così da affrontare ancora più energicamente la nuova stagione invernale.
Ma permettetemi, in questo “saluto estivo”, di rivolgermi a tutti gli amici che mi leggono, mi seguono o, semplicemente, sbirciano sulla mia bacheca, con la speranza che si soffermino qualche istante e possano dedicarmi quei pochi minuti necessari a completare la lettura del mio nuovo “pensiero-BLOG”, attraverso il quale provo a trasferirvi un malessere interiore che ho fatto mio, al punto da metabolizzarlo e ritenerlo un monito da non dimenticare mai, riferito a chi un’estate di sole, mare e belle serate sotto un cielo tappezzato di stelle: non può che sognarselo!!!
In questo ultimo periodo sono stato spesso a contatto con la malattia altrui, quella che ti tende le braccia solo perché tu possa stringerla un po’ e fargli compagnia, perché così non fa sentire troppo desolati o abbandonati a se stessi, soprattutto se riferito a quanti si ritrovano soli in un letto d’ospedale, tra gli stanzoni silenziosi e tristi di una casa di cura o di uno Ospizio o… più semplicemente e comunemente, non possono andare al mare perché non hanno più un lavoro, serenità mentale e fisica, non c’è più  una famiglia con cui condividere un nuovo giro in giostra o altri mille motivi diversi!
Ma il monito di cui vi riporto il senso è rivolto soprattutto a quanti continuano a domandarsi, standosene stravaccati sotto al sole a sfogliare un quotidiano, perché sbarcano da noi così tanti disperati… invece che restare in ossequioso silenzio o chiedersi perché, a così poca distanza da noi, esistano terre in cui si muore di fame e sete, violenza e guerra!
La GUERRA… quella che noi (fortunatamente) studiamo solo sui libri di scuola, ed altri (i disperati di cui sopra) invece, la vivono sulla propria pelle, facendone parte indissolubile  con cui arricchire il numero di chi muore ingiustamente in un’incredibile esplosione o spera che sul mare si possa finalmente aprire una porta che salvi… e non continui ad affondare vite!
Ma il mio pensiero all’estate si estende anche con rabbia a quanti proseguono ad alimentare la cronaca a giorni alterni, facendo più o meno “notizia” da approfondire…
(e su questo punto, credetemi, mi fa paura l’idea che l’amore malato e criminale, che continua a mietere vittime con una cadenza incredibile ed ingiustificabile, sia relegata a “nota da metà o fine telegiornale”, come le attuali storie di femminicidio, solo perché “continuano ad accadere”… o perché “è un male incurabile di una società miserevole” che si concentra sui drammi sociali a periodi alterni”, o a tema, come vere e proprie mode del momento, quasi a confermare che almeno d’estate le notizie le preferiamo “fresche” e sempre con argomenti nuovi!)

Volevo essere speranzoso e leggero, lo ammetto, ma…  non ci riesco, perché sono troppo arrabbiato con quello che ci sta capitando e la facilità con la quale siamo diventati tanti bravi ad assorbire ogni cosa, parlandone solo un po’ al bar… approfittarne per criticare… rinfacciare e polemizzare, invece che rimboccarsi le maniche ed agire nel silenzio di “più fatti e meno parole”.
Io al mare ci andrò, e spero anche tutti voi, amici miei, ma non dimentichiamoci di riservare qualche mezza giornata a quelle corsie… ai tanti volti tristi ed abbandonati che si incrociano ad ogni angolo di strada… e ai disperati dalla pelle bruciata dal sole o di tutte quelle anime in pena che non vorrebbero far parte delle notizie di un telegiornale, ma solo sapersi meno abbandonati dalla buona sorte o da tutti gli ALTRI (che saremmo NOI) e coltivano con fierezza un sogno immenso nel cuore: CHE ARRIVI PRESTO UN’ESTATE DA SPIAGGE ASSOLATE E MARE CALMO… ANCHE PER LORO!”

secondo me… l’AMORE!

Letto così è un titolo alquanto impegnativo, da cui ci si potrebbe aspettare affermazioni ineccepibili ma… non è così, se non altro perché credo, e ne ho le prove, che l’argomento è di difficile risoluzione in quanto estremamente volubile e soggettivo, nonostante risulti uno dei più conosciuti, analizzati, discussi, affrontati  e descritti al mondo, per il quale si è detto davvero tanto, e il contrario di tutto, visto che non esiste ancora una verità inequivocabile, unica ed assoluta.
L’amore è un sentimento astratto e, in quanto tale, non tangibile eppure NON E’ proprio COSI’… soprattutto se riesce a determinare e influenzare così clamorosamente azioni e reazioni in un uomo, umori e sensazioni in un comportamento e, soprattutto, motivazioni o arrendevolezze in un’esistenza di vita!
Di certo la parola AMORE è una di quelle usate (o abusate) di più  perché, a giusta o errata ragione, è la più antica tra le essenze ricercate, che coltiviamo fin dalla nascita, da quell’affaccio sul mondo, ancora infreddoliti, sporchi e con un bisogno naturale ed assoluto di  cercare due braccia in cui sentirsi al sicuro… protetti… AMATI!
Ed è proprio da lì che inizia il nostro percorso evolutivo verso l’insaziabile approvvigionamento di un sentimento unico e raro, che appaga e impoverisce al tempo stesso, così come arricchisce e rende estremamente poveri, oltre che farti sentire libero e schiavo, al tempo stesso, di un bisogno che segna e disegna i percorsi della vita.
Vocabolari, dizionari e citazioni varie sintetizzano l’amore in un unico ampio concetto: “un sentimento intenso e profondo di affetto, simpatia ed adesione, rivolto ad una persona, un animale, un oggetto o anche un concetto ed un ideale…”
La ritengo un’affermazione alquanto generalista e poco razionale, se solo considero la complessità di provare a spiegare differenze e consistenze tra l’AMORE per un genitore, un figlio ed il proprio compagno: si parla dello stesso denominatore comune (AMORE) ma con 3 diverse forme ed intensità emotive… Giusto? (e tanto, credo, basti a far comprendere a tutti quanto è mal interpretata e utilizzata a sproposito questa semplice e ricorrente “parola” di ogni giorno).

Di mio, posso confidarvi di aver animato e colorato di intensità storie di fantasia per i miei racconti, testi di canzoni e poesie, sempre col chiaro intento di provare a comprendere, descrivere e raccontare nel miglior modo possibile il bisogno che nutriamo di innamorarci dell’amore ma… non sono mai riuscito a comprendere la sua forza e consigliare rimedi e stratagemmi contro la sua imprevedibilità, che permette di non farsi trovare sempre indifesi e sprovveduti di fronte alla sua imperiosità.
E allora, che sia egoistico o parsimonioso il nostro modo personale di amare, mi piace immaginare che quello vincente e duraturo debba assomigliare a qualcosa di profondo, che non si tocca a mani nude, ma si legge con gli occhi del cuore grazie ad una sintonia di intenti che appaga completamente e pretende solo rispetto, intensità e lo scambio continuo di piccoli e significativi gesti d’amore quotidiano, che grazie alla costanza e l’intraprendenza ci preservano dal rischio di dare tutto per scontato e ritenerlo prevedibile, perché è proprio nel momento in cui crediamo di averne il controllo assoluto o di non poterci aspettare più nulla da LUI che… ci sorprende alle spalle e ci spinge verso alte cime da cui spiccare nuovi voli o finire in baratri profondissimi dai quali non ci si rialza più.

Vi lascio con qualche citazione dal significato intenso, che confermano quanto sia difficile  da consigliare ed insegnare l’amore perché… non si finisce mai di imparare a conoscerlo!

Chiunque voglia imparare l’amore resterà a vita uno scolaroT. Bernhard
Che l’amore sia TUTTO è  tutto ciò che sappiamo dell’amoreE. Dickinson
Amore è spazio e tempo misurati dal cuoreM. Proust
L’amore è libero e non è sottomesso MAI al destinoApollinaire

Ce ne metto una anche delle mie?… Ci provo: “L’amore è un salto nel buio… ma è da lì che s’impara a volare!