NON TI VOGLIO… ma ti aspetto!

Ancora non siamo giunti alla Stagione delle belle giornate da mare, ma si inizia a parlare fortemente di quello che si nasconde dietro alla sua “PORTA con accesso all’INFERNO!”
Il fenomeno della migrazione clandestina quasi sembra non fare più notizia, eppure i morti celano numeri spaventosi, se solo nel 2016 sono stati più di 5000 i disperati che hanno trovato la morte bagnata ad accoglierli. Ma ciò nonostante,  ci si accanisce a dibattere sull’emergenza accoglienza e i rischi annessi allo straripamento dei campi di raccolta profughi, sempre troppo pochi e mal dislocati, alimentando risentimenti e proteste a sfondo politico- sociale, col chiaro intento di cavalcare l’onda del malessere ed il malumore popolare, che porta davvero a poco, invece che concentrarsi a ingegnarsi con rimedi tangibili e fattivi, dato che quella benedetta porta sul mare… non si potrà chiudere MAI più!

Avete mai approfondito la questione più a scala ridotta, limitandosi a restare nella sfera dell’interesse economico e politico di questa emergenza? Provo a riassumere qualche informazione: in Italia il sistema di accoglienza è costituito da diverse strutture e si divide in prima e seconda accoglienza.  Quando un migrante giunge sulla nostra amata terra viene accolto negli hotspot locali, (strutture che hanno compito di prestare il primo soccorso, identificare, fotosegnalare e raccogliere le impronte digitali), ed è in questa fase che i migranti che ne fanno richiesta, accedono al programma di “protezione internazionale” venendo collocati in hub regionali dai quali “dovrebbero” andar via entro i 7/30 giorni, per essere ricollocati in vari paesi europei, secondo un sistema di quota previsto dallo SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati).
Tornando al migrante appena sbarcato in Italia, dopo aver superato la prima fase di identificazione dovrebbe essere inserito nello SPRAR, che prevede un percorso di integrazione individuale,  oppure nei CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria).
Ad aderire allo SPRAR sono strutture ed enti locali che si offrono di ospitare i migranti, in cambio della possibilità di accedere al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo (FNPSA), che permette di ottenere denaro sufficiente per provvedere alle necessità del migrante (1 miliardo all’anno di contributi garantiti da fondi europei). Purtroppo, con l’aumento della migrazione dovuto alle primavere arabe, i posti nelle strutture SPRAR non riescono più a garantire “accoglienza umana e dignitosa” ed ecco farsi strada le strutture parallele (private) CAS, gestite da associazioni e cooperative.

NOTA = attualmente i CAS ospitano il 70% dei profughi e richiedenti asilo in quanto l’assegnazione è disposta da Prefettura locale e Ministero dell’Interno ed è obbligatoria e, dunque, da emergenza sono diventati una forma di accoglienza ordinaria,  inevitabile e “di comodo”. 

Parliamo un po’ anche di soldi?
Le cooperative e le Associazioni che gestiscono l’accoglienza ricevono 35 euro al giorno per migrante, ma questi soldi non sono a disposizione delle persone che vivono nelle strutture, a loro spetta “solo” una paghetta giornaliera di 2,50 euro e quei soldi finiscono (quasi sempre) in tasche sbagliate perché anche un’ulteriore scheda telefonica, un paio di pantaloni in più o l’approvvigionamento di “vizi e virtù” hanno il loro mercato parallelo anche tra campi profughi e clandestini.
Se non mi credete, basta leggere le confessioni di alcuni coraggiosi profughi per rendersi conto che in troppi centri di accoglienza la situazione è davvero critica perché è caratterizzata da un numero ridotto di operatori, destinati ad occuparsi di migliaia di migranti, oltre che da un’assistenza sanitaria praticamente inesistente od improvvisata dagli stessi assistenti, che non sono né medici né infermieri, ma solo nobili cuori, che si disperano al pari di chi è scappato da guerra e violenza, e sopravvive in un limbo di afflizione e attesa che logora e uccide di giorno in giorno, molto più di fame e sete!
Provate voi stessi a trarre le conclusioni di questa chiacchierata, caso mai con l’aiuto della matematica, che permette di moltiplicare la diaria migrante con il numero dei presenti nei centri di accoglienza… e intuirete che il totale arriva a milioni di euro all’anno, che potrebbero far stare bene tutti (dagli accolti a chi li accoglie) ed invece sembrano far ingrassare solo invisibili burattinai.

Bene, ho scritto tanto anche questa volta… ma provo a chiudere con numeri e matematica. Non menziono il 2015, (anno da esodi biblici) e mi soffermo sul 2016 che ha visto sbarcare sulle coste italiane oltre 180.000 migranti che hanno soggiornato a lungo da noi (alcuni ancora sono qui)… che vanno unitariamente moltiplicati per la diaria riconosciuta, così da farvi avere percezione della spaventosa cifra totale che si ottiene, che delude gli operatori onesti, che sono in quei campi con spirito volontario, i medici, gli infermieri e le persone semplici, senza interesse alcuno, ricche di carità cristiana che nulla possono fare contro coloro che continuano a gridare di NON VOLERE più nessuno nella loro terra ma… non aspettano altro che un nuovo barcone di disperati con cui arricchirsi sulla pelle dei sopravvissuti, che per scappare dalla morte hanno intrapreso un lungo viaggio tra acqua, sale e aridi sogni, con addosso un unico denominatore che unisce il loro disperato cammino: sono un Business per tutti… TUTTI, (nessuno escluso), se si esclude chi è costretto a viaggiare GRATIS con un biglietto invisibile ben più salato del mare che sfidano, affrontano e non sempre VINCONO!

E parlando di profughi e migranti, mi sia permesso di riportarvi il link di un mio racconto che ha come sfondo il MARE e per protagonista il DOLORE!
VIAGGIO DI ACQUA E SALE

‘o pate… è ‘o PATE!

Ho già dato risalto in passato al testo di una canzone che ritengo intensissima e molto indicata per l’occorrenza, in quanto va ben oltre alla stessa musicalità che riesce ad esprime durante la sua interpretazione, in quanto esalta in maniera totalitaria il senso dell’essere PADRE, che tra auguri, qualche rimpianto, chissà quanti rimorsi e, sicuramente, tante belle ed intense gioie, sarà a domandarsi se quel ruolo, così semplice quanto difficile da svolgere, (perché non te lo insegna nessuno), è stato ben compiuto da lasciarsi ricordare per sempre come una gioia e mai un dolore, da quanti hanno avuto il privilegio di essere stati FIGLI!

Ed allora eccolo qui, un bel augurio assoluto a chi Padre lo è, lo diventerà, e quanti lo hanno accanto o solo nel cuore e la mente!

Provo (più che a tradurla) a trascrivere il senso della splendida versione in napoletano di questa canzone a firma di Nino D’Angelo, oltre che riportarvi il link dove ascoltare questo bellissimo INNO all’essere geniale ed eroico, che tanto amiamo fin dalla nascita e che chiamiamo semplicemente: PAPA’!

Il padre… è il padre, che non si può mai lamentare con nessuno, perché lui deve fare sempre il forte e deve saper essere un CAPO anche se sa di non sapere comandare!
Il padre è sempre lì… nascosto che non lo vedi mai, ma che sa tutto quello che ti succede, e quando vuole si sa far sentire bene.
Lo vedi invecchiare con la stanchezza del lavoro che gli si appiccica al viso e nella ossa. Va camminando con in pensieri che gli vanno dietro per fargli compagnia, mentre continua a crescere figli dentro ad un portafoglio, sempre più colmo di fotografie.
Non lo sente mai nessuno quando parla solo con se stesso per sistemare i guai, ed anche se gli fai del male, lui mette da parte il dolore nascondendolo dietro ad un sorriso, mentre si perde dentro l’oscurità di una lacrima che si impantana nel cuore, che ogni tanto lo fa tremare dalla paura.
Il padre è il padre… e non può rassegnarsi ad un giorno grigio ed ogni giorno, prima di uscire, deve sempre trovare la forza per regalare un raggio di sole in  casa sua.
Il padre è il primo amico di quando sei bambino, che fuori della scuola non lo trovi quasi mai, ma è sempre in ogni cosa che fai. E se non vuoi niente, lui che vorrebbe sempre darti qualche cosa in cambio, sta in silenzio per parlare con gli occhi, da cui vengon fuori parole che sono carezze d’amore che sfiorano il cuore, come quando abbassa gli occhi e ti saluta in silenzio,  e tra i denti lo senti prendersi cura di te, chiedendoti di stare attento, mentre la mano tocca la tua spalla e diventa il coraggio che non hai, per non farti avere paura, perché sai che non sei MAI solo… anche quando la vita sarà contro di te!

A tutti i papà del mondo… per quanto geniali e indimenticabili sanno essere,quando con amore, rispetto e pazienza sanno far diventare GRANDI!

‘O PATE di Nino D’Angelo – video ufficiale

ma MAMMA… dov’è?

Avete saputo di quella sentenza della Corte d’Appello di Trento, con la quale è stato riconosciuto il diritto genitoriale ad una coppia gay, formata da due papà?
Non mi va di entrare nel merito religioso, nel quale viene evidenziata ed esaltata l’importanza istituzionale di una “sacra famiglia” per la sana crescita morale-etica e sociale di un bambino, in quanto si rapporta a modelli e ruoli ben precisi di nucleo familiare, ma andando un po’ a curiosare su internet ed approfondire l’aspetto psicologico e sociale dei ruoli, ho compreso che la figura paterna ricopre importanti funzioni fin dai primi mesi di vita, ma il suo ruolo è giusto osservarlo all’interno della triade familiare, in quanto la qualità relazionale dei genitori (con evidenziati e ben separati i ruoli, mansioni e competenze) consente al bambino di evolversi attraverso lo scambio interiore che avviene con la madre, con cui si modella il carattere affettivo, introspettivo e sentimentale e quello col papà, che contiene la componente che forgia l’istinto alle scelte, la responsabilità ed il rispetto ai ruoli. Come dire: ogni genitore ha un proprio compito (tangibile e intangibile) ed insieme all’altro si integra e completa agli occhi del figlio, perché un rapporto coniugale sano, basato sulla collaborazione reciproca, facilita e promuove lo stabilirsi di relazioni serene ed amorevoli verso il figlio che (quasi sempre) poi ne emula il beneficio nella sua vita da adolescente ed adulto.
(Poi, ovviamente, TUTTO è il contrario di TUTTO, quando la vita ti offre ben altri scenari da quelli che ipotizza o elabora uno studio o una ricerca, in special modo quando ci si trova ad analizzare la psiche formativa di un bambino davanti a genitori divisi, non conosciuti o persi di vista “per mille ragioni“)

Ripeto, non voglio schierarmi, perché se è vero che non disporre di genitori convenzionali (che la società ha etichettato tali, ahimè) dove sono stabiliti ed evidenti sessi e comportamenti da adottare da parte di una madre/donna ed un padre/maschio, e non volendo neppure immaginare quel bambino in quale disagio possa crescere a dover continuamente spiegare che la sua famiglia “è diversa” ma solo agli occhi degli altri… dall’altra parte, preferisco che quello stesso bambino abbia 2 genitori dello stesso sesso, piuttosto che non averne e dover crescere in un orfanotrofio o vedersi privare mille diritti sacrosanti, perché la sua vita è “anomala”, in cui farà continua incetta di proroghe, deleghe, divieti e limitazioni in quanto figlio di una coppia… NON CONVENZIONALE! (illegale e illegittima) che la Legge non riconosce!

Sono certo che quello che oggi, per la società (e per me), è un passo ancora troppo avventato e futuristico, presto sarà ordinaria normalità, dove sarà consuetudine vedere un bambino chiamare per nome i genitori (così da evitare confusioni mentali tra mammA o mammO) e non scandalizzarsi più se per strada due donne si baciano o due uomini si tengono per mano.
Sarà così, lo so, ma permettetemi, nell’attesa di quel tempo, di ringraziare chi mi ha fatto da MAMMA, regalandomi il privilegio e l’orgoglio a sapermi protetto dal suo amore di madre, oltre che colui che in un abbraccio, un incoraggiamento ed un sorriso ha dimostrato e trasmesso tutto il suo amore protettivo, con cui son diventato uomo, e che ho sempre chiamato PAPA’!

Vi lascio con una bella citazione di Marian Wright Edelman libera da interpretare a modo vostro:
Non hai avuto modo di scegliere i genitori che ti sei trovato, ma hai modo di poter scegliere quale genitore potrai essere.

un 8 MARZO di rispetto a chi è DONNA… tutto l’anno!

Io, se posso esprimere il mio intimo “pensier-desiderio“, vorrei tanto che le mimose le lasciassimo sulle piante a far bello un paesaggio da lontano… mentre per tutte le donne (nessuna esclusa) mi piacerebbe tanto sapere che sono state regalate tonnellate di tenerezze, dolcezze, attenzioni e RISPETTO!!!
Rispetto, sì… quello inteso come valore assoluto, intriso di attenzioni e considerazione, e non solo semplici ed inefficaci parole al vento, confezionate con facce sorridenti, baci sulle guance e scambi di puerili auguri, che è tanto facile e scontato elargire di questi tempi ovunque. Anche perché l’8 marzo, che nulla ha che vedere con le proteste nei riguardi delle DONNE maltrattate ed umiliate dalla violenza domestica, femminicida e d’amore criminale geloso, dovrebbe essere inteso come un punto di partenza per tutte coloro che sostenute, aiutate e supportata da TUTTI, riescono finalmente a ribellarsi, respingere e battersi ostinatamente a difesa dei propri più sacrosanti diritti inalienabili e vitali,  quali la libertà, l’amore incondizionato e la necessità di poter sempre sperare di salvarsi potendo denunciare, cambiare e ricominciare, senza la paura di non poterci riuscire perché troppo sole, minacciate dalla violenza e le intimidazioni o, peggio ancora… indifese, fragili e DONNE!
La giornata di sciopero, o protesta che dir si voglia, non dovrebbe essere fatta contro la società e in maniera tanto generalista, ma concentrata sul sacrosanto diritto di pretendere d’essere ascoltate in tutte quelle grida silenziose o soffocate dalla paura di finire in un articolo di cronaca nera perché lasciate morire nell’indifferenza!
Se imparassimo di più a stare accanto al dolore, la disattabilità e la pietà, sapendo ascoltare ed allargando le braccia a chi ci chiede sostegno, forse avremmo meno numeri criminali da catalogare e più storie e testimonianze da raccontare a tutti, con cui infondere coraggio verso chi deve farcela perché… segue l’esempio di chi è riuscita a liberarsi dalle catene dell’oppressione, in quanto incoraggiate da chi le è stata accanto con determinazione, costanza e dimostrando FATTI (e non solo parole, manifestando in coro e poi dimenticandosi di loro già dal 9 marzo!)

E, giusto per tirare in ballo anche la parte IN CAUSA di questo possente e cancerogeno disagio esistenziale a sapersi DONNA sola ed indifesa, mi rivolgo a NOI MASCHI… “noi che nasciamo dalle donne ma non siamo come loro” affinché, per una volta almeno, proviamo a far sì che questo 8 marzo si lasci ricordare come il giorno in cui abbiamo lasciato le mimose sopra gli alberi, concentrandoci solo  a destinare ringraziamenti SINCERI, sorrisi e carezze amorevoli a queste preziose DONNE, di cui non possiamo farne a meno perché è grazie alla loro presenza che ci si sente più felici e completi, grazie ad un loro sguardo, ai loro occhi caritatevoli, un sorriso ammaliante ed un cuore di donna da poter festeggiare ogni santo giorno e rispettare ogni singolo istante in cui, guardando il cielo, in silenzio ringraziamo Dio (o chi per lui) per quanto sia stato geniale ed immenso a regalarci un bene prezioso e insostituibile con cui far bella la nostra vita: LE DONNE!

Chiudo con precisazioni storiche sulla data dell’8 marzo, che non farebbe male conosceste meglio tutti:
“In Italia, come in altri Paesi, si è spesso fatto riferimento al rogo del 1911 a New York, nel quale persero la vita 134 donne. La leggenda narra che avvenne l’8 marzo in una fabbrica di camicie -peraltro inesistente- , ma in realtà, l’incendio avvenne in febbraio e a seconda dei Paesi cambiano sia date, che luoghi e numero delle vittime… Insomma: gran confusione e tanto consumismo anche su questo versante!
Nella realtà dei fatti, invece, la giornata internazionale della donna fu organizzata per la prima volta nel febbraio del 1909 negli Stati Uniti su iniziativa del Partito Socialista Americano e l’anno successivo, venne replicato a Copenaghen da Clara Zetkin, durante la Conferenza internazionale delle donne socialiste. Dobbiamo però attendere il 1921 quando, durante la Seconda Conferenza delle donne comuniste a Mosca, venne stabilita la data dell’8 marzo quale giorno in ricordo della manifestazione contro lo zarismo delle donne di San Pietroburgo, avvenuto nel 1917!
Completo riservando un cenno anche alla MIMOSA, (tanto ambita da troppe donne in questa giornata): sappiate che fu scelta nel 1946 dalle organizzatrici delle celebrazioni romane, che cercavano un fiore di STAGIONE che COSTASSE POCO (appunto al Mimosa)

Buon 8 marzo a tutte le donne che non vorrebbero esserlo in quanto umiliate dalla violenza, i soprusi, i veli a coprire faccia e dignità, fino a tutte quelle che maledicono di essere DONNE perché oggetto di perversione, cattiveria e malvagità disumana e, soprattutto, MANCANZA DI RISPETTO!!!
Da parte mia, a tutti voi, un buon 8 marzo, soprattutto per chi sa rispettare e pretende RISPETTO dagli uomini ogni sacrosanto giorno e non si accontenta o si lascia ingannare da effimeri auguri ed inutili mimose da campo!

Oltreconfine?… TUTTO si può! (viaggio di VITA tra eutanasia e maternità surrogate)

Più di un amico mi ha chiesto di esprimere sull’eutanasia un parere personale, un po’ in ragione ai fatti del momento ed anche perché si aspettano di leggere una visione che sia a metà strada tra quella laica obiettiva e l’altra più di natura religiosa e di fede… ed io non nascondo una certa difficoltà a concentrarmi sull’episodio di DJ Fabo e commentarlo in modo colpevole, quando parliamo di un uomo con un forte desiderio di morire in pace con se stesso, per porre fine alle pene proprie e di chi gli sta accanto senza poter far null’altro che… stargli accanto!

Ma provando ad allargare gli orizzonti della “chiacchierata in bella copia” che facciamo oggi, provo ad allungare le visuali su quanto sta alternandosi questa settimana su “certi fatti” accaduti, che fanno emergere un dato eloquente: esiste una via di salvezza a tutto; peccato però, che per raggiungerla ci sia bisogno di tanta strada, pazienza infinita, un tempo biblico da consumare e, soprattutto, essere disposti a dover espatriare dal nostro bel Paese per ottenere qualcosa che qui è reato e pratica illegale!
Ed ecco che mi soffermo sulla morte assistita, che non ritengo reato o un peccato mortale se chi la sceglie vuole solo accelerare la strada che conduce alla propria salvezza e liberazione, decidendo volontariamente e in coscienza assoluta di porre fine alla propria “non vita” da paraplegico immerso nel buio perenne, su cui c’è poco da aggiungere, in special modo se davvero non c’è soluzione alcuna per migliorare quell’esistenza, fosse anche in minima od impercettibile parte.
Anche io preferirei “staccare la spina” piuttosto che essere “oggetto” da ricordo! (e qui so di andar contro le leggi della mia religione, ma se è vero che la vita è un dono, viverla da immobile, inerme e al buio perenne, senza alcuna possibilità di minimi cambiamenti, diventa una condanna sopportarla!)

E se volessi tornare a concentrarmi sul concetto che certe pratiche sono legittime solo all’estero, ampliando il concetto dell’espatrio risolutivo, diventa logico comprendere che i matrimonio gay siano praticati in paesi “liberi e aperti”, ma diventa più complicato giustificare ed accettare che 2 padri si divideranno il compito genitoriale di far crescere, in salute e felicità, due gemellini che, sono certo, avranno giorni pieni d’amore ed affetto ma anche istanti nei quali si ritroveranno con un gran disordine nella testa ed tanto disagio nel raccontare che per loro della mamma si può fare a meno, soprattutto se hai la fortuna di avere 2 padri in cambio!
L’estero ha permesso l’unione matrimoniale gay, così come la possibilità di affittare un utero, o provando ad essere giornalistici: garantire una maternità surrogata, dove certe barriere sono state scardinate da un’evoluzione che, mi sa, corre però troppo più in fretta delle nostre abitudini, ragioni e modi di pensare,ancora troppo… “all’antica” .

Per cui, a conclusione della mia solita chiacchierata con voi, posso solo considerare che quanti cercano la morte volontariamente, se fatto in coscienza e volontà propria, laddove non esiste NESSUNA possibilità di miglioramento all’esistenza da cadaveri viventi, va accettata e non vietata o condannata, perché è un modo di rispettare la dignità umana che non va umiliata con accanimenti terapeutici, se questi non portano a nessun beneficio, mentre ho un po’ più di difficoltà ad accettare che si possa diventare genitori grazie ad un affitto estraneo e momentaneo e, soprattutto, che i ruoli istituzionali di genitori-insegnanti di vita possano essere soppressi o sostituiti con facilità, in una società dove ha ben evidenti e circostanziati ruoli e mansioni da svolgere  e rispettare, che determinano ed impongono corretta e giusta condotta morale, da garantire sempre sia per sesso che per età.

Apprezzo, incito e sostengo con tutto me stesso il coraggio di chi non nasconde il proprio amore omosessuale, perché a vincere è sempre e solo l’AMORE… così come sono dalla parte di chi chiede rispetto alla sua volontà di poter porre fine ad una sofferenza incurabile, ma nutro grandi perplessità e risentimento verso chi crede che siamo pronti ad accettare che si possa nascere a comando, in placente affittate o si cresca davvero felici e senza traumi, se si vive in un ambiente familiare “non convenzionale” (contronatura) diverso da quello che la società moderna accetta e giustifica e che, diversamente,  porterebbe soltanto a criticare, condannare, giudicare e discriminare perché troppo innaturale, immorale e DIVERSA… da oltrelogica… oltreragione e oltre… confine!

 

RINNOVAMENTO… vento di un cambiamento!

Qualche giorno fa ho pubblicato sul profilo FB una foto che mi permettesse di esprimere uno stato d’animo riferito alla necessità di non fermarsi mai a compassionarsi troppo o auto compiangersi sulle proprie desolazioni, gli sconforti, i fallimenti, disagi e sventure che si alternano nel corso della vita, perché si rischia di affossarsi sempre più nelle sabbie mobili delle proprie paure. A tal proposito ho preso in prestito l’insegnamento offerto da chi naviga l’alto mare, e ci fa capire quanto sia fondamentale che dinanzi ad ogni tempesta, imprevisto improvviso o vento minaccioso l’unica soluzione per non cedere agli eventi sia sempre e solo quella di “ANDARE avanti.. guardando sempre DAVANTI!

Sembra finanche scontata come considerazione, ma non sempre accade nella navigazione marittima, così come nella vita; è molto più facile fermarsi ed aspettare che “passi la tempesta” (ammesso che non lasci strascichi o stazioni troppo a lungo su noi da condizionarci il futuro) o provare a navigare lentamente, a giri ridotti… a vista, con il rischio di perdere completamente l’orientamento e la destinazione, ritrovandosi a girare a vuoto… su se stessi, inconcludentemente attorno ai propri limiti o, peggio ancora, senza un senso…
Allora, ecco che quella prua orientata sull’orizzonte, ed  un po’ di generoso vento alle spalle che ci inciti a salpare dal triste e sconsolato porto provvisorio in cui ci siamo fermati, può servire a scoprire nuove profondità, altri mari e cieli da conoscere meglio.

Ecco, il senso di quella “prua verso l’orizzonte” per il desiderio di sottolineare un bisogno primordiale dell’uomo, che gli ha permesso di evolversi fino ai giorni nostri: “il non fermarsi troppo a lungo per rimuginare, elucubrare e trastullarsi la mente di troppi e di ma... di forse e di chissà”, provando davvero a spingersi decisi in avanti senza più temere l’incerto, l’imponderabile e l’imprevisto che, troppo spesso, ci tarpano le ali per la paura dell’incerto che ci farebbe perdere abitudini consolidate e tranquillamente conquistate, anche se la loro rinuncia testimonia che noi siamo solo obese farfalle che non voleranno più!
Lo so non è facile “salpare e partire”… mettendo in pratica quanto invece è molto più semplice consigliarlo, ed invogliarlo a metterlo in pratica, ma davvero servirebbe più coraggio e incoscienza nelle scelte, per rendere vivace e imprevedibile la vita ad ogni età, tentando di mettersi continuamente in gioco per navigare il mare davanti a noi con la certezza che la scoperta di nuove coste, al comando di un vascello che chiamiamo “speranza”, avverrà presto… basta solo crederci e issare vele ed ancora, che il resto lo farà il primordiale bisogno in noi di navigare in avanti!

Mi sembra un bell’incitamento, che dite? Soprattutto per quanti vorrebbe ogni giorno una vita diversa da quella che conducono ed interpretano scialbamente, ma non hanno coraggio a dire BASTA e cambiare… e mi rivolgo a quanti sperano che possano trovare nuovi entusiasmi  in un lavoro nuovo che resta sempre quello vecchio… o nutrono segretamente il bisogno di smetterla di litigare e dire ADDIO ad un amore finito da un pezzo… o di chi promette che non cederà mai più ai vizi e poi prosegue a umiliarsi cedendo alla drogai, l’alcool e la violenza o a quanti gli sta stretta ogni via della propria città e vuole una nuova casa da abitare, in chissà quale posto del mondo, o quanti davvero si ravvedano della propria esistenza e tornino all’antico, alle proprie origini o dovunque ci sia una speranza che animi di entusiasmi il desiderio a cambiare!
Sono certo che la vita offra  infine “nuove opportunità”… basta solo coglierle provando a cercarle, inseguirle o scovarle, facendosi forza su se stessi e il proprio desiderio di provare a non arrendersi e insistere a cambiare che… per destino, fatalità, fortuna o l’aiuto del buon Dio succederà di sicuro che qualcosa di imponderabile ci invoglia la spinta, e dove prima credevamo tutto fosse già previsto e inconsolabilmente impossibile da cambiare, ci lascerà il tempo per convincersi che invece è da sempre che esiste attorno a noi un sottilissimo vento generoso, pronto a spingerci con veemenza… e che adesso sentiamo bene, perché siamo pronti a osare e sicuri che il cambiamento è sempre un rinnovamento!

Buon vento in poppa a tutti e, mi raccomando, come bussola… usate sempre e solo il vostro cuore!

La solitudine è una prigione se imposta ed una libertà se cercata e raggiunta!

C’E’ QUALCUNO… LASSU’?!

Parto da un’affermazione che, sicuramente, sarà capitata anche a voi di sostenere in uno di quei momenti di assoluta desolazione, tristezza o malinconia interiore: «mi sento tanto solo a questo mondo!» e… caso mai, quello scoraggiamento corrisponde a noi messi sotto un bel quadrato di stelle, che osserviamo distrattamente sopra la nostra testa. Ebbene, la notizia merita un approfondimento ed una considerazione: erroneamente a quanto si sostenesse fino a poco tempo fa, sopra ed intorno alla nostra microscopica esistenza, non si celano le oltre 100 miliardi di Galassie ma, bensì, circa 2mila miliardi!
Non chiedetemi neppure come si scrive un numero del genere ma… provate solo per un istante a immaginare COSA SIAMO noi a confronto di questi numeri galattici, e di quanto tempo e parole dovremmo disporre per addentrarci nelle teorie religiose sulla “Creazione” o quelle fisiche sullo “spazio siderale” o chissà quali altre materie per rapportarci ad una simile esagerazione: 2 mila miliardi di Galassia, che oggi non è possibile minimamente ispezionare, se non nella misura massima del 10%, mentre le restanti, potranno essere analizzate solo sviluppando strumenti potenti e molto più grandi di quelli a disposizione.

La scoperta è sensazionale ed è frutto di un lungo lavoro eseguito da un team internazionale di astronomi, guidato da Christopher Conselice, professore di astrofisica all’University of Nottingam, che è riuscito a dimostrare che l’attuale stima delle 100 miliardi di Galassie è troppo bassa ed è molto più ipotizzabile che il numero approssimativo raggiunga i ben oltre 2 bilioni.
Non voglio addentrarmi nella questione astronomica ma restare molto più “superficialmente” (che sa di eufemismo dato l’argomento trattato) e riproporvi questa domanda: “Ma siamo sicuri di essere proprio soli al Mondo… nell’Universo e in tutto il Cosmo?!” E se, proprio in questo preciso istante, chissà a quanti miliardi di anni luce distante da noi, qualcuno ci stesse osservando, ispezionando o conoscendo sempre meglio, cosa potremmo mai dirgli per farcelo subito “amico”?
Intrigante come scoperta, vero? Se non altro perché accende la fantasia di chi è alla ricerca di testimonianze extraterrestri, possibili mondi paralleli e buchi neri di altre dimensioni da sempre e in questo numero inizia a darsi, se non una risposta quanto meno una possibile ragione che… NON SIAMO SOLI!

Io non so che dirvi, e non voglio sconfinare nel pensiero religioso (se tutto questo lo ha fatto Dio o si è fermato solo alla nostra Galassia) e neanche affrontare teoremi di natura metafisica (siamo soli in tutto il cosmo o chissà quante altre entità sono vissute e poi estinte, od esistono in Galassie lontanissime)… Mi limito solo a darvi un consiglio: quando vi capita di guardare in cielo, con dentro di voi la forte sensazione di sentirsi spiati… fate un bel sorriso che c’è il rischio che qualcuno vi stia inquadrando proprio in quel momento per scattare una galattica foto su di voi!!!

Abitiamo un pianeta superaffollato, che ruota intorno ad una stella mediamente grande, posta in posizione periferica, di una delle oltre 100 miliardi di Galassie… (e da oggi c’è da correggersi: delle oltre 2mila miliardi di Galassie) che ci fa sentire sempre più piccoli e di passaggio in un tempo che scorre in una dimensione ed uno spazio semplicemente… INFINITO!