buona estate da spiagge e… MARE!

È da un po’ che non scrivo, e l’aver abbandonato questa sana abitudine di mantenere il contatto con voi mi rende triste, ma… facciamo finta che sia colpa del periodo feriale, da estate al mare, che invoglia a prendersi un po’ di pausa rilassante, così da affrontare ancora più energicamente la nuova stagione invernale.
Ma permettetemi, in questo “saluto estivo”, di rivolgermi a tutti gli amici che mi leggono, mi seguono o, semplicemente, sbirciano sulla mia bacheca, con la speranza che si soffermino qualche istante e possano dedicarmi quei pochi minuti necessari a completare la lettura del mio nuovo “pensiero-BLOG”, attraverso il quale provo a trasferirvi un malessere interiore che ho fatto mio, al punto da metabolizzarlo e ritenerlo un monito da non dimenticare mai, riferito a chi un’estate di sole, mare e belle serate sotto un cielo tappezzato di stelle: non può che sognarselo!!!
In questo ultimo periodo sono stato spesso a contatto con la malattia altrui, quella che ti tende le braccia solo perché tu possa stringerla un po’ e fargli compagnia, perché così non fa sentire troppo desolati o abbandonati a se stessi, soprattutto se riferito a quanti si ritrovano soli in un letto d’ospedale, tra gli stanzoni silenziosi e tristi di una casa di cura o di uno Ospizio o… più semplicemente e comunemente, non possono andare al mare perché non hanno più un lavoro, serenità mentale e fisica, non c’è più  una famiglia con cui condividere un nuovo giro in giostra o altri mille motivi diversi!
Ma il monito di cui vi riporto il senso è rivolto soprattutto a quanti continuano a domandarsi, standosene stravaccati sotto al sole a sfogliare un quotidiano, perché sbarcano da noi così tanti disperati… invece che restare in ossequioso silenzio o chiedersi perché, a così poca distanza da noi, esistano terre in cui si muore di fame e sete, violenza e guerra!
La GUERRA… quella che noi (fortunatamente) studiamo solo sui libri di scuola, ed altri (i disperati di cui sopra) invece, la vivono sulla propria pelle, facendone parte indissolubile  con cui arricchire il numero di chi muore ingiustamente in un’incredibile esplosione o spera che sul mare si possa finalmente aprire una porta che salvi… e non continui ad affondare vite!
Ma il mio pensiero all’estate si estende anche con rabbia a quanti proseguono ad alimentare la cronaca a giorni alterni, facendo più o meno “notizia” da approfondire…
(e su questo punto, credetemi, mi fa paura l’idea che l’amore malato e criminale, che continua a mietere vittime con una cadenza incredibile ed ingiustificabile, sia relegata a “nota da metà o fine telegiornale”, come le attuali storie di femminicidio, solo perché “continuano ad accadere”… o perché “è un male incurabile di una società miserevole” che si concentra sui drammi sociali a periodi alterni”, o a tema, come vere e proprie mode del momento, quasi a confermare che almeno d’estate le notizie le preferiamo “fresche” e sempre con argomenti nuovi!)

Volevo essere speranzoso e leggero, lo ammetto, ma…  non ci riesco, perché sono troppo arrabbiato con quello che ci sta capitando e la facilità con la quale siamo diventati tanti bravi ad assorbire ogni cosa, parlandone solo un po’ al bar… approfittarne per criticare… rinfacciare e polemizzare, invece che rimboccarsi le maniche ed agire nel silenzio di “più fatti e meno parole”.
Io al mare ci andrò, e spero anche tutti voi, amici miei, ma non dimentichiamoci di riservare qualche mezza giornata a quelle corsie… ai tanti volti tristi ed abbandonati che si incrociano ad ogni angolo di strada… e ai disperati dalla pelle bruciata dal sole o di tutte quelle anime in pena che non vorrebbero far parte delle notizie di un telegiornale, ma solo sapersi meno abbandonati dalla buona sorte o da tutti gli ALTRI (che saremmo NOI) e coltivano con fierezza un sogno immenso nel cuore: CHE ARRIVI PRESTO UN’ESTATE DA SPIAGGE ASSOLATE E MARE CALMO… ANCHE PER LORO!”

secondo me… l’AMORE!

Letto così è un titolo alquanto impegnativo, da cui ci si potrebbe aspettare affermazioni ineccepibili ma… non è così, se non altro perché credo, e ne ho le prove, che l’argomento è di difficile risoluzione in quanto estremamente volubile e soggettivo, nonostante risulti uno dei più conosciuti, analizzati, discussi, affrontati  e descritti al mondo, per il quale si è detto davvero tanto, e il contrario di tutto, visto che non esiste ancora una verità inequivocabile, unica ed assoluta.
L’amore è un sentimento astratto e, in quanto tale, non tangibile eppure NON E’ proprio COSI’… soprattutto se riesce a determinare e influenzare così clamorosamente azioni e reazioni in un uomo, umori e sensazioni in un comportamento e, soprattutto, motivazioni o arrendevolezze in un’esistenza di vita!
Di certo la parola AMORE è una di quelle usate (o abusate) di più  perché, a giusta o errata ragione, è la più antica tra le essenze ricercate, che coltiviamo fin dalla nascita, da quell’affaccio sul mondo, ancora infreddoliti, sporchi e con un bisogno naturale ed assoluto di  cercare due braccia in cui sentirsi al sicuro… protetti… AMATI!
Ed è proprio da lì che inizia il nostro percorso evolutivo verso l’insaziabile approvvigionamento di un sentimento unico e raro, che appaga e impoverisce al tempo stesso, così come arricchisce e rende estremamente poveri, oltre che farti sentire libero e schiavo, al tempo stesso, di un bisogno che segna e disegna i percorsi della vita.
Vocabolari, dizionari e citazioni varie sintetizzano l’amore in un unico ampio concetto: “un sentimento intenso e profondo di affetto, simpatia ed adesione, rivolto ad una persona, un animale, un oggetto o anche un concetto ed un ideale…”
La ritengo un’affermazione alquanto generalista e poco razionale, se solo considero la complessità di provare a spiegare differenze e consistenze tra l’AMORE per un genitore, un figlio ed il proprio compagno: si parla dello stesso denominatore comune (AMORE) ma con 3 diverse forme ed intensità emotive… Giusto? (e tanto, credo, basti a far comprendere a tutti quanto è mal interpretata e utilizzata a sproposito questa semplice e ricorrente “parola” di ogni giorno).

Di mio, posso confidarvi di aver animato e colorato di intensità storie di fantasia per i miei racconti, testi di canzoni e poesie, sempre col chiaro intento di provare a comprendere, descrivere e raccontare nel miglior modo possibile il bisogno che nutriamo di innamorarci dell’amore ma… non sono mai riuscito a comprendere la sua forza e consigliare rimedi e stratagemmi contro la sua imprevedibilità, che permette di non farsi trovare sempre indifesi e sprovveduti di fronte alla sua imperiosità.
E allora, che sia egoistico o parsimonioso il nostro modo personale di amare, mi piace immaginare che quello vincente e duraturo debba assomigliare a qualcosa di profondo, che non si tocca a mani nude, ma si legge con gli occhi del cuore grazie ad una sintonia di intenti che appaga completamente e pretende solo rispetto, intensità e lo scambio continuo di piccoli e significativi gesti d’amore quotidiano, che grazie alla costanza e l’intraprendenza ci preservano dal rischio di dare tutto per scontato e ritenerlo prevedibile, perché è proprio nel momento in cui crediamo di averne il controllo assoluto o di non poterci aspettare più nulla da LUI che… ci sorprende alle spalle e ci spinge verso alte cime da cui spiccare nuovi voli o finire in baratri profondissimi dai quali non ci si rialza più.

Vi lascio con qualche citazione dal significato intenso, che confermano quanto sia difficile  da consigliare ed insegnare l’amore perché… non si finisce mai di imparare a conoscerlo!

Chiunque voglia imparare l’amore resterà a vita uno scolaroT. Bernhard
Che l’amore sia TUTTO è  tutto ciò che sappiamo dell’amoreE. Dickinson
Amore è spazio e tempo misurati dal cuoreM. Proust
L’amore è libero e non è sottomesso MAI al destinoApollinaire

Ce ne metto una anche delle mie?… Ci provo: “L’amore è un salto nel buio… ma è da lì che s’impara a volare!

Oh MAMMA mia… stì figli!!!

Non avrei mai potuto esimermi dal regalare un pensiero intenso a chi ha reso spettacolare la mia vita, a cui ho destinato tanti sorrisi, abbracci, gioie e soddisfazioni, ma anche stenti, tristezze e dissapori vari, saputi sempre abilmente superare e mettere da parte, grazie ad una virtù unica ed assoluta che le riconosco e spesso provo ad imitare, con contrastanti e mediocri risultati, e sapete perché?… Perché la MAMMA è INIMITABILE ed UNICA per ogni figlio! 
E allora, per questa importante ricorrenza, provo a scrivere poche parole, anche perché sarebbe del tutto superfluo, in quanto già scritto e abusato per magnificare, esaltare e difendere un ruolo difficilissimo da interpretare, in quanto non lo si impara in nessuna scuola, se non quella della vita!
Ma MAMME (per me) lo sono tutte le DONNE, sapete? Perché non c’è bisogno di sposarsi per genitrice o mettere al mondo un figlio per sapersi madre, in quanto basta sentirselo esplodere dentro quel naturale e innato senso materno, a cui dobbiamo sempre provare a destinare affetto sincero, rispetto ed amore verso una DONNA… quella più importante della nostra vita da cui tutti nasciamo ma… (riferendomi a “certi uomini”) non le assomigliamo minimamente, soprattutto quando ci lamentiamo di ogni minima tristezza e malanno o le manchiamo di rispetto urlandole il nostro risentimento, l’ira e la rabbia di una giornata difficile o, peggio ancora, le riversiamo contro (o addosso) violenza e brutalità inaudite!
Madri si diventa col tempo della vita, è vero, ma il processo da cui si parte è sempre quello di sentirsi MAMMA fin da bambine… perché è da quel momento che si insinua nella mente e nel cuore di una donna il desiderio di proteggere, accudire e crescere con amore, ed è a quel DESIDERIO di donna che dedico il mio pensiero, con la speranza che possa raggiungere chi madre lo sogna di diventare, lo è stata, lo sarà presto o lo è… perché ha messo al mondo, adottato, accudito, voluto bene e amato, oltre ogni DNA, un FIGLIO… un privilegio che appartiene a tutti quanti noi, che solo quando ci viene irrimediabilmente sottratto dalla vita fa comprendere quanto era importante quella SUA presenza e quanto ci manca non poterci rifugiare più in un suo abbraccio per stringerla a noi, fermarci nei suoi occhi e dirle ancora una volta: MAMMA TI VOGLIO BENE!

Auguri a tutte le MAMME del mondo, per quella grandezza nel saper interpretare un ruolo naturale per niente scontato e da svolgere sempre concentrati, senza mai soste e pause perché ritenuto da tutti i figli: IL DONO DI VITA PIU’ ESCLUSIVO CHE CI POSSA ESSERE REGALATO!

Bene, chiudo riportandovi un link dove ascoltare una bellissima canzone scritta da Mariella Nava, che abilmente riesce ad interpretare i pensieri di una MADRE, regalandoci una visione intimista e profonda con la quale provare a riflettere su quanto sia IMMENSO e SPETTACOLARE doversi mostrare e dimostrare protettive, affidabili, amorevoli, puntuali, vitali ed insostituibili… per interpretare bene quella difficilissima missione da MAMMA!

QUESTI FIGLI di Mariella Nava

Questi figli, questi figli dove andranno mai
tanta fretta nelle gambe e sempre dentro ai guai
questi figli, i miei figli, gomma ai denti e poi
jeans di moda e mani in tasca, musica e bignè!
Ma che figli questi figli, troppa libertà
Sempre zitti, tristi o allegri e chi li capirà
Quanti affanni questi figli e privazioni a noi
con gli amici e amore in testa non li fermi mai!

Che ora abbiamo fatto, non fa bene pensare
in fondo a modo loro mi tengono nel cuore
ma se spengo la luce mi fa rimuginare
Gesù fammi dormire… Domani a lavorare!

 Questi figli senza sbagli gridano coi NO!
NO ai divieti, NO ai consigli, ti sparano le idee!
Tutti uguali questi figli sudano ironia
soldi e sabati all’ingrosso per schizzare via
Che ora abbiamo fatto non fa bene pensare
in fondo a modo loro mi tengono nel cuore
chissà poi io com’ero, oh mamma mia ‘sti figli
Gesù fammi dormire… Guai a te se me li togli!

fosse per me?… TI APPENDO AL MURO!!!

Tranquilli, non ce l’ho con nessuno… Il mio è solo un titolo provocatorio per tentare di condividere con voi la tristezza (almeno per quanto mi riguarda) scaturita dal ritrovarsi spesso in luoghi da sempre assegnati a LUI e non trovarlo più in nessun posto… né in un angolo e neppure dietro ad una porta o defilato e seminascosto da un armadio! UFFICIALMENTE DISPERSO… bandito… escluso da tutto!
Mi riferisco al CROCIFISSO, fino a pochi anni fa indiscusso protagonista di rappresentazione cristiana, oltre che “oggetto” di continue controversie sulla stessa iconografia che esprime e che permette variegate interpretazioni che spaziano dalla sofferenza, alla morte, alla promessa di salvezza, al gesto estremo di filantropia d’amore verso il prossimo.
Insomma, se ne sono dette di tutti i colori sulla rappresentanza di Gesù sulla croce, diventando una polemica senza fine, di quelle che nascono, crescono, si invecchiano ma non muoiono MAI… anche perché ognuno si sente in diritto di dire, a giorni alterni, la propria in fatto di/o non Fede.
Eppure stiamo parlando di un “oggetto” (che continuo a virgolettare in segno di rispetto) che per tantissimo tempo è stato definito il punto di riferimento più tangibile della cristianità da far sempre emergere in contesti di particolare aggregazione sociale; immaginate cosa sarebbe stata un’aula di tribunale, una stanza di ospedale, una scuola, un refettorio, uno ospizio (e potrei andare avanti all’infinito) senza quel crocefisso piantato al centro della parete!
Oggi, invece, neppure ci facciamo più caso alla sua assenza, eppure non è lontano il tempo in cui LUI c’era perchè… doveva esserci! Non voglio credere che ci stiamo consegnando all’idea arrendevole di vivere in una civiltà multiculturale nella quale non si deve ostentare e privilegiare un unico simbolo ma, per par condicio e giustizia multietnica, dare libero accesso e spazio a tutti, che non potendo essere ospitati sulla stessa parete è meglio bandire, non dando più spazio a nessuno, così che nessuno si offende.

Chiaro che non sono per niente d’accordo su questa posizione, pur sostenendo convintamente che non c’è bisogno di un “oggetto” per testimoniare la propria fede e devozione, non mi va neppure di considerare che ci si debba snaturare così eccessivamente solo per non permettere a nessuno di sentirsi a disagio, emarginato o differenziato, perché se così fosse mi piacerebbe sapere qual è la reazione se vietassimo le 5 preghiere al giorno ad un musulmano nelle proprie terre frequentate da turisti di tutto il mondo, od obbligassimo la copertura di tutte le immagini evocatrici delle altre religioni o le statue buddiste o, ancora più assurdamente, imponessimo che il Corano sia una lettura privata da “dentro casa” perché può dar fastidio a chi lo sente per strada e legge solo la Bibbia (e così via…)
Io, non ho nulla contro altre religioni, e di certo so che il negazionismo non fa altro che creare barriere e muri anziché strade e ponti, ma…  e scusate se insisto, lasciatemi credere che una Croce sia un segnale innocuo ed inoffensivo, (al massimo di pace e conforto) che può o meno interessare, ma non certamente discriminare e soggiogare… Tanto quell’OGGETTO è ben altro di ciò che mostra, e se viene interpretato nella giusta maniera, diventa un pacifico catalizzatore di curiosità, indifferenza o silenziose preghiere e accorate richieste intime di buona speranza. Per cui, secondo me, visto che non fa male a nessuno,  andrebbe lasciato dove è sempre stato perché appartiene alla cultura e la storia evolutiva del nostro paese.

Va be’… giusto per lasciarvi anche un po’ di cronaca, evitando cenni storici sulle guerre ai tempi delle Crociate, vi riporto l’origine di questa annosa diatriba, scaturita da un ricorso presentato non da musulmani, induisti o buddisti, bensì da Soile Lautsi Albertin (socia dell’UAAR) che nel 2002, insieme al marito, aveva chiesto all’istituto comprensivo statale Vittorino da Feltre di Abano Terme frequentato dai loro due figli, di togliere i crocefissi dalle aule in nome del “principio di laicità dello Stato”.
Se vi interessa l’approfondimento alla questione trovate articoli su Internet ma, giusto  per una completezza breve di informazioni, vi riassumo che quella richiesta fu respinta dalla Direzione scolastica, a cui seguì il ricorso al TAR del Veneto che rimise la questione alla Corte Costituzionale che alla fine stabilì che “il crocifisso è simbolo della storia e della cultura italiana e di conseguenza dell’identità del Paese”.
Lautsi, per niente scoraggiata (e non capisco il suo accanimento) si rivolse nel 2007 ai giudici della Corte Europea dei diritti dell’uomo che hanno successivamente nuovamente ribaltato la decisione della magistratura italiana, stabilendo anche un risarcimento di 5.000 euro al ricorrente, per danni morali a carico del Governo italiano, ma… la questione è andata avanti con campagne di scrocifiggiamento frapposte a quelle di difesa del simbolo cristiano e sta di fatto che, a tutt’oggi, la questione non è chiara ed è molto soggettiva ed interpretativa e tanto basta per far capire quanto sia futile ma anche estremamente delicata da trattare o determinare definitivamente.

E volendo provare a chiudere il mio lunghissimo BLOG-pensiero di oggi, posso solo dirvi che a me fa davvero tanta tristezza vedere quelle pareti bianche ed anonime ospitare il niente più assoluto, quando sarebbe affascinante ed anche riflessivo ed “intimista” il potersi perdere un po’ tra ricordi, pensieri meno agitati e monologhi interiori grazie a quell’inoffensivo “oggetto” che rappresenta una delle tre grandi religioni monoteiste, con oltre 2.5 miliardi di fedeli nel mondo, ed ha segnato epoche, coscienze, moralità e l’infanzia di tante persone (la mia di sicuro) quando si entrava in classe da “eterno impreparato” e ci si affidava IMPUNEMENTE a LUI per evitare la gogna dell’interrogazione o… tornando ancora più indietro ai tempi dell’asilo, a quel qualcuno che mi insegnò il Padre Nostro, una cantilena da recitare a memoria, che da grande ho imparato ad apprezzare perché mi ha permesso di pregare, sentirmi meno solo, affidarmi e tornare a… sperare con amore!

Ma che sia ben chiaro… che lo si voglia o meno attaccare al muro, per me la FEDE, così come l’amore, non ha bisogno di pareti su cui alloggiare per mostrarsi, ma spazi segreti e protetti nei quali farsi trovare sempre: come accade ogni volta che scavi in profondità nel tuo cuore!

 

 

LIBERA… MENTE e cuore!

Il 25 aprile si commemora un evento storico importantissimo, quello del lontano ’45, che vide insorgere l’Italia contro l’occupazione tedesca, grazie ai valorosi partigiani, che comandati dai Comitati di Liberazione Nazionale (CLNAI) combatterono in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti, ancor prima che sbarcassero gli alleati.
Senza alcun dubbio questo del 25 aprile è uno dei più edificanti esempi di patriottismo nazionalista, dove l’amor di patria e il desiderio della libertà ha permesso di scacciare l’oppressore al grido di “arrendersi o perire!
Una bella immagine da ricordare e commemorare con tutti gli onori possibili per quanto sia forte e importante l’orgoglio nazionale che alberga nei cuori di chi si sente figlio di quei valorosi difensori delle nostre terre… Terre tanto amate, ma a volte bistrattate e mal curate o, peggio ancora, sede di manifestazioni per niente edificanti (a mio parere), come quella organizzata da (non so bene chi).. che al grido di “meridionali del Nord” si sono ritrovati a Pontida per manifestare e fare… fare… Ma per fare cosa!?
Non voglio risultare offensivo o mancare di rispetto a niente e nessuno, ma quella “manifestazione antirazzista” non mi è piaciuta, perché sapeva di autolesionismo ed autocommiserazione. Ma era proprio necessaria? Ha portato a qualcosa di importante alla fine se per paura, timore o fastidio, chi è andato fin su a Pontida ha trovato una città svuotata e da “tutto chiuso” per… paura?

ATTENZIONE… a parlare è un uomo del Sud, orgoglioso delle sue radici e assolutamente convinto che la scuola di vita frequentata nell’infanzia e l’adolescenza, tra i vicoli di Napoli e le borgate di Roma, abbia permesso di accrescere la mia determinazione e la capacità all’adattamento, ma è stato fondamentale portarmi tutto dentro per vivere pienamente città del nord ricche di storia e tradizioni come Verona, il Veneto e altro ancora, che mi hanno inorgoglito tantissimo a sapermi e sentirmi, prima di ogni altra cosa, ITALIANO fino in fondo.. senza confini e limitazioni alcune, convinto che per migliorare una situazione di disagio in cui c’è il rischio di adeguarsi ed adattarsi al peggio, sarebbe meglio non subire le circostanze, ma cambiare le regole  di vita e di pensiero, potendo partire dal proprio modo di porsi e proporsi, accettando le differenze, senza solo e sempre criticarle, smettendola di inneggiare al passato o fare inopportuni confronti su paesaggi e climi diversi! (quello non porta a null’altro che ad accrescere il senso di inadattabilità e scontentezza).

Insomma… tornando al 25 aprile, giorno memorabile e di assoluto rispetto, spero tanto che sia occasione per gite fuori porta con predilezione ai luoghi storici di guerra, che hanno segnato tragedie e scempi inenarrabili, ma anche permesso di ottenere grandi conquiste di terre e ritrovata libertà: un diritto inalienabile del genere umano, che in un tempo in cui sembra minata ogni minima speranza al futuro c’è bisogno di credere più fortemente all’unità e l’amore tra i popoli, dimostrando che i veri confini sono nella nostra mente e che non c’è bisogno di muri, ghetti o luoghi da insediare ma… ponti e strade alternative dove incontrarsi, ritrovarsi, scambiarsi usi ed abitudini, culture e memorie, per accrescere il senso di appartenenza così da sentirsi orgogliosamente figli di una UNICA GRANDE e LUNGA ITALIA composta da 55 milioni di ITALIANI… sparsi su 20 Regioni… che raccolgono 93 provincie… e racchiudono 7998 comuni e, soprattutto, appartengono ad un’unica penisola di 1800 km, che in tanti avrebbero voluto portarci via e che, invece, grazie al nostro ORGOGLIO difendiamo con sacrificio ed onore grazie ad un AMOR DI PATRIA e ed una MENTE… da liberare da qualsiasi rancore, pregiudizio e lesionistica autocommiserazione che non porta a null’altro che irrequietezza malsana, mentre invece servirebbero più mani unite a comporre una catena nazionale che parta da Predoi (su a Bolzano) e arrivi fino all’isola delle Correnti (giù nel Mediterraneo) al grido di “orgogliosamente italiani tutti UNITI!”

Meglio la peggiore di tutte le democrazie che la migliore di tutte le dittature! (Sandro Pertini)

AUGURI e… tante sincere SCUSE!

Siamo ad un passo dalla Santa Pasqua e da buon Cristiano tra le mie parole scritte, e i tanti pensieri sparsi ovunque, deve trovare giusta collocazione la celebrazione di una ricorrenza importante, attraverso la quale si manifesta, puntualmente, il bisogno di inneggiare alla vita… la resurrezione che verrà ed il senso profondo dell’infinito celestiale e paradisiaco a cui appartiamo e si spera di raggiungere alla fine della nostra incredibile storia di vita!
Ma Pasqua è un’occasione anche per chi, tenendo volutamente Dio lontano dalla sua vita di tutti i giorni, ha l’opportunità di prendere spunto dalla solennità celebrata per chiedersi cosa poter fare, di intimo e personale, per provare a correggere qualche piccolo errore, minime sfaccettature e minute (o clamorose) dissonanze quotidiane con il resto dell’universo che lo circonda per ricredersi, provare a cambiare o, semplicemente, approfittarne per chiedere semplicemente SCUSA!
Avete letto bene, sì: “chiedere SCUSA, a prescindere degli errori commessi, quasi in maniera immotivata o non razionale, a chiunque si sente di amare, voler bene, stimare… Chiunque ci frequenta attimi o intere ore di vita, verso i quali depositiamo parte delle nostre gioie, sregolatezze, delusioni e tristezze…
Qualsiasi sia forma, sostanza, intensità e spessore di frequentazioni giornaliere (sia sul lavoro, nelle passione, nel proprio condominio, al parco giochi o nel piazzale della scuola dei figli) a TUTTI e per TUTTI… sarebbe bello poter trovare il coraggio e l’ardire di cogliere l’occasione per augurare una buona Santa Pasqua e chiedere SCUSA… per noi che siamo sempre troppo frettolosi, superficiali, egoisti e anche un po’ ipocriti a cercare i nostri interessi e vantaggi solo in un sorriso, una stretta di mano , un saluto fugace e poi scappar via!

Io ci provo a consigliarvi questa “stravagante” quanto significativa (almeno per me) occasione di unire e mescolare al sincero augurio di profondo rinnovamento e risorgimento interiore di fede e coscienza cristiana, anche un bisogno umano di sentirsi in pace con se stessi e chi ci fa bella la vita grazie ai propri sorrisi… sguardi… saluti, emozioni e auguri sinceri di Buona Santa Pasqua e tante sentite SCUSE per tutte le volte che non abbiamo saputo ascoltare e leggere quel bisogno di NOI… che non abbiamo saputo dare fino in fondo.

NON E’ UNA CARAMELLA!

Parto da una bella notizia: nel 2015 gli aborti scendono sotto la soglia dei 90mila casi!
Un successo storico e ci sarebbe da rallegrarsi non poco ma, come sempre accade, i numeri celano verità che vanno approfondite, soprattutto se scavando in profondità ci si rende conto che sono somme che nascondono ben altre cifre!
Se da un lato l’aborto viene sempre meno praticato, lasciando intravedere uno spiraglio speranzoso per “possibili” NUOVI ARRIVI, che giungono perché “finalmente” voluti… richiesti… desiderati e cercati con amore e non solo “subiti e dovuti accettare” per incuria, leggerezza o azioni riparatrici, dall’altra parte, però, fa sempre più tristezza il dato delle nascite che rasenta soglie di povertà davvero incredibili, da porci seriamente la domanda di quanto tempo ci vorrà ancora per trovare un’Italia troppo vecchia e stanca… abitata da soli anziani!
Ma tornando al numero degli aborti praticati, o delle pratiche di IVG, (per celare con una sigla il sospetto di un suicidio), lascia interdetti scoprire che questo dato è fortemente influenzato dall’assunzione di un contraccettivo ritardato, o da “riparazione in corso”, che prende il nome farmacologico di Uliprista Acetato, ed è comunemente conosciuto come la PILLOLA DEL GIORNO DOPO!

Immagino tanti già col dito all’insù, pronti a prenotarsi per dare voce alle proprie considerazioni, ma in questo mio pensiero-BLOG non cerco alleati di pensiero o combattenti buonisti o schiere di obiettori di coscienza e morale con cui battagliarsi, bensì, un’opportunità con cui riflettere ad alta voce con voi, da non voler trarre nessuna conclusione se non un’inevitabile considerazione: “Siamo sicuri che sopprimere (o più poeticamente, non permettere) ad una “SPERANZA” di trasformarsi e diventare VITA non sia un omicidio, pur se fatto ancora prima che diventi respiro e battito in un ventre materno?
E’ un po’ come riflettere sui processi all’intenzione o all’azione indiretta: tipo l’aver armato una pistola, che pur se non ha sparato ancora, l’abbiamo pur sempre trasformata in arma di difesa, minaccia o morte!

Sarai falso se non vi confidassi il disagio a non considerare l’assunzione della ”pillola del giorno dopo”, come un gesto troppo semplicistico e un po’ irresponsabile (almeno in materia di coscienza) perché parliamo di interrompere un processo destinato a creare VITA… non da meno di quanti assumono una RU486 (nei primi 49gg) o si arrendono all’intervento chirurgico, che nonostante i tantissimi medici obiettori respingono, così come anche la società sempre più puritana (e perciò troppo bigotta) e religiosa, tacciando il gesto irresponsabile marchiandolo come omicidio impunito e legalizzato!
Io credo che ci possa essere maggiore moderazione, facendo più attenzione o tutelandosi con metodi “ancora più sicuri” con cui evitare spiacevoli inconvenienti da correggere con una bella caramella farmaceutica, che se da un lato libera, dall’altra parte imprigiona a vita (ANZI… A MORTE) la possibilità che da quella ”imprudenza” inattesa o indesiderata, possa determinarsi speranza per una nuova VITA a cui destinare una possibilità di crescere da figlio adottato o minore affidato o uomo libero che può raccontare a tutti quanto è bella la vita!

Chiudo qui la mia considerazione sulla “pillola” che non è una caramella e andrebbe assunta con meno leggerezza; almeno questa è la visione di chi ha una storia personale per la quale mi è doveroso ringraziare chi tanti anni fa mi ha preferito ad un NO, ad un aborto o ad una CARAMELLA… consegnandomi al DESTINO che mi ha permesso di interpretare una storia incredibile ed unica… LA VITA MIA!

I due giorni più importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello in cui capisci perché. -Mark Twain-

La vita è un mistero da vivere, non un problema da risolvere. -Osho-