l’ABBANDONO non ti abbandona… MAI!

Giorni fa ho seguito in TV un approfondimento sulla legittimità (o meno) dei figli adottati nel poter conoscere le proprie origini, relativamente al nome della madre biologica che li ha concepiti, per una serie di svariate motivazioni: bisogno interiore, diritto all’appartenenza, necessità mediche di prevenzione o per pura e sola curiosità… e via dicendo.
In Parlamento si dibatte e si discute da molto su questo “Principio delle Radici” in quanto si frappongono a tal riguardo due pensieri contrastanti e frapposti tra loro: il primo, che difende il regime di quell’anonimato da “NN” che resti innominabile PER SEMPRE, a rispetto di una volontà ed un diritto sancito ed acquisito all’atto della nascita, mentre la parte opposta a quell’oblio, pretende che sia concesso a TUTTI di conoscere le proprie origini, e questo perché  “l’essere abbandonati è un peso che fa un gran male dentro”, a prescindere da come viene assorbito da ogni diversa persona, che sia di forma positiva (fortuna di essere comunque nati e potuti essere scelti come figli) o negativa (respinta categorica di un errore da cui separarsi per sempre e in maniera irreversibile)
Senza soffermarmi sulla questione legislativa, dirò solo che “l’abbandono non ti abbandona MAI”… perché dentro di te sarà sempre accesa quella esile fiammella (o falò incessante) che alimenta curiosità, richiamo ed interesse a volersi ricongiungere con un lato oscuro… poter chiudere il cerchio della propria conoscenza, o provare a chiedere “il perché”… o anche solo poter ringraziare, stringendole la mano o in un abbraccio, o guardandola negli occhi, mentre le sorridi o osservi da una foto su una lapide dettagli che ti riguardano… ti assomigliano.. ti appartengono!
Inutile sottolineare che sono dell’idea che nascere è un privilegio assoluto, che va difeso da qualsiasi  rischio della morte per aborto, fosse anche a condizione di un sacrificio, che peserà per sempre: non sapere a chi apparteniamo!

Capisco che possa essere un argomento che interessa soprattutto chi è segnato da analoghi destini, ma voglio coinvolgere tutti in una riflessione  attraverso 2 dati statistici percentuali?
–          l’85% dei figli adottivi alla ricerca delle proprie origini sono DONNE
–          il 90% delle ricerche si limita solo alla ricerca della MADRE biologica e mai a quella del padre!

Vuoi vedere che, alla fine, l’uomo è solo uno strumento genetico e null’altro di qualificabile e meritevole di essere conosciuto… specialmente quando si sottrae al compito di PADRE?

Vi auguro una buona settimana, abbracciando idealmente quell’esercito infinito di FIGLIA ADOTTATI che spera sempre di potersi ricongiungere alle proprie origini, con la consapevolezza che FIGLI lo si è di chi ti cresce e non di chi ti mette al mondo… e che quel SI’ è un dono vitale… che permette una grande fortuna non per tutti pochi: essere SCELTI come FIGLI!

«Una donna che diventa madre d’un bambino nato da un’altra donna è come acqua che evapora e si fa nube, volando in cielo per portare acqua di vita ad un albero giù nel deserto.» Madre Teresa di Calcutta

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FELICITA’… un viaggio di andata o solo RITORNO?

Giorni fa ho visto un bel film ” la tenerezza” e sul finale mi ha molto colpito una frase, a menzione di un poeta arabo che sostiene che la felicità… “non è una meta da raggiungere ma una casa a cui tornare… non è davanti ma dietro di noi… è tornare e non ANDARE!
Il concetto nel suo insieme è molto intenso, al punto da permettere di ragionare a lungo sul luogo dove alberga, per ognuno di noi, questa agognata felicità, verso la quale siamo disposti a qualsiasi sacrificio pur di raggiungerla, afferrarla e farla nostra, senza MAI considerare che, forse, quella più assoluta e totalitaria, che coltiviamo dentro noi come un traguardo ambitissimo, più che davanti è dietro di noi, in quello che siamo stati, nei momenti belli e spensierati dell’infanzia, tra i luoghi dove siamo cresciuti e in tutte quelle immagini e storie di vita dal sapore irripetibili, che senza rendercene conto vorremmo tornassero di nuovo a farci bella la vita, riportandoci indietro ad un tempo spensierato tra persone, luoghi, profumi a noi cari.

E’ un po’ rafforzare la teoria che vuole saperci attratti in modo particolare dai profumi e i colori che rievocano dettagli appartenuti al nostro passato, perché è in quei ritorni improvvisi a qualcosa di intenso che rimaniamo incagliati tra le lame delle sottilissime malinconie e le nostalgiche rimembranze che affollano spesso i nostri pensieri. Ed anche a  me succede di lasciarmi rapire da fragranze che porta il vento, che mi catapultano all’indietro irrimediabilmente; come quando respiro l’odore delle fascine bruciate prima di sera, e cuore e mente si sintonizzano su quell’aroma respirato a lungo nella mia gioventù, tra affetti e volti che oggi sono solo ricordo e preghiera.
Ma non succede solo per gli odori, capita anche per certi luoghi, colori particolari del cielo, viste del mare o sfumature di volti e voci che sono una calamita irrefrenabile per i nostri viaggi all’indietro, tra le stanze del  passato che, se davvero potesse tornare, sarebbe assoluta ed ineguagliabile FELICITA’ per tutti! (ne sono certo).

Forse è proprio vero che la parte dei nostri ricordi migliori è legata all’infanzia, perché era quello il tempo in cui assorbivamo ogni cosa con estrema naturalezza ed ingenuità, affacciandosi sulle imperiosità della vita senza alcuna paura ed imbarazzo, spinti solo dalla curiosità che ci ha permesso di conoscere sempre nuove cose, ogni nuovo giorno, rendendo quel tempo esageratamente BELLO ed AFFASCINANTE, (per cui… estremamente FELICE!)
Quanto vorrei poter tonare adesso indietro, così da rimediare a troppi errori e a quanti non mi hanno messo in guardia che certi suoni, profumi, volti, amicizie ed affetti il tempo, le circostanze e la vita me li avrebbe portati via per sempre, lasciandomi in cambio solo mestizia, per un ricordo di qualcosa e qualcuno che… NON TORNERA’ MAI PIU’!

In chiusura, voglio consigliarvi una bella canzone di Biagio Antonacci che riassume perfettamente il senso legato alle cose che abbiamo amato di più e che NON TORNERANNO MAI PIU’, nonostante sappiamo bene che la nostra ostinatezza ed incoscienza, a volerle ancora provare a raggiungere, trasformano la nostra impossibile ricerca in un’inevitabile infelicità dell’anima!

Biagio Antonacci – Le cose che hai amato di più

DAL “PER SEMPRE”… alla morte!

Il primo appuntamento post-estivo con i miei pensieri a ruota libera, parte da una bella storia, dal finale tenero, romantico, se pur triste in quanto irrimediabile. Mi serve accennarvi di questo epilogo tra due innamorati, per rafforzare il concetto che l’amore “è eterno davvero finché dura” (come sosteneva De Régnier) e che il SUO “resistere” dipende quasi sempre da noi, che ne scriviamo il suo epilogo QUOTIDIANAMENTE!
Ma torniamo alla storia di questi coniugi, che dopo “soli” 75 anni di vita matrimoniale insieme, dove hanno condiviso ogni minimo dettaglio delle loro reciproche esistenze, alla morte dell’uno è seguita anche quella dell’altra, con un minimo intervallo di “separazione forzata”.
L’avete sentita la storia, vero? Mi riferisco a Jeanette e Alexander Toczko, coppia di San Diego, in California, sposati da 75 anni, che sono passati a “miglior vita” a poche ore di distanza (4!) l’uno nelle braccia dell’altra, come a voler sancire, e confermare ulteriormente, il loro immenso innamoramento nel simbolismo racchiuso in un abbraccio, che li ha cinti ed uniti in vita, come anche nel viaggio verso la morte, permettendo ad entrambi di realizzare il proprio ultimo desiderio; (quello di Alexander), poter esalare l’ultimo respiro tra le braccia della moglie, (e di Jeanette) di poterlo raggiungere il prima possibile!
Credo che ogni altro commento sia assolutamente superfluo, ed allora io provo a magnificare questa coppia, e il loro indissolubile amore, con un bell’aforisma che amo tanto, preso in prestito da un ANONIMO che recita così: “Non dirmi che sarà per sempre, ma dimmi semplicemente “A DOMANI”… e ripetilo PER SEMPRE!
Indubbiamente l’amore è bello e riempie di colori i pensieri, oltre che di entusiasmo la vita e di batticuori l’anima, ma… pretende impegno, costanza e abnegazione da parte nostra. Non basta promettersi “amor per sempre” per riuscire a garantirlo, perché nella sua straordinaria ingovernabilità, l’amore è un sentimento indomabile, che non si acquieta mai, e MAI si lascia soggiogare, perché LUI è esigente  e non si accontenta di ristagnare nei bei ricordi… NO!
L’amore pretende solo amore, con cui alimentarsi di nuova spinta, sapendo bene che il “PER SEMPRE” dipende dalla nostra volontà, e che per poterlo raggiungere e sostenere a lungo c’è bisogno di impegno, lealtà e veroAMORE… SEMPRE!
Io so per certo che l’amore eterno esiste… e che la base da cui partire è la complicità, così come la condivisione, l’affiatamento e l’impegno ad entrare in similitudine con l’altra metà del cuore, e poter dire con un sorriso sul cuore: “amore, siamo così completi che se trattieni il fiato, a me… manca il respiro!”

Bene… chiudo, ma permettetemi di rivoltare come un calzino la bella storia sull’amore eterno per mostrare anche la faccia apposta: quella dell’INDIFFERENZA, nella quale ci si perde, ci si sente soli… e ci si MUORE per l’assenza totale ed assoluta di rispetto, riguardo, interesse… ed AMOR PROPRIO e dell’ALTRUI COMUN!
Le due storie che ho raccolto hanno il 75 come numero in comune, anzi, come anni; da una parte la bella storia dei coniugi californiani e da quest’altra parte, (a casa nostra) quella di un uomo di 75 anni, trovato morto in casa, in zona periferica di Bari, che aveva esalato l’ultimo suo respiro ben 2 anni prima!!!
E’ notizia del  17 luglio che è passata quasi sottotono, nascosta, perché vergogna e fa rabbrividire, oltre che tanto riflettere su come sia facile chiudere una porta, sparirci dietro, e spesso: PER SEMPRE… che tanto neppure se ne accorgono della tua assenza!
Capisco che l’uomo in questione vivesse da solo e non ci fossero parenti in Italia, ma… che nessuno si renda conto che sia sparito da 2 anni fa tanto male doverlo accettare, ( e sono tantissime le situazioni similari che si ripetono in Italia ogni anno)… quando invece basterebbe un po’ più di partecipazione, interesse, riguardo, rispetto ed amore verso un “tuo prossimo” a cui uno CIAO, o un COME STAI… può salvare la VITA!

buona estate da spiagge e… MARE!

È da un po’ che non scrivo, e l’aver abbandonato questa sana abitudine di mantenere il contatto con voi mi rende triste, ma… facciamo finta che sia colpa del periodo feriale, da estate al mare, che invoglia a prendersi un po’ di pausa rilassante, così da affrontare ancora più energicamente la nuova stagione invernale.
Ma permettetemi, in questo “saluto estivo”, di rivolgermi a tutti gli amici che mi leggono, mi seguono o, semplicemente, sbirciano sulla mia bacheca, con la speranza che si soffermino qualche istante e possano dedicarmi quei pochi minuti necessari a completare la lettura del mio nuovo “pensiero-BLOG”, attraverso il quale provo a trasferirvi un malessere interiore che ho fatto mio, al punto da metabolizzarlo e ritenerlo un monito da non dimenticare mai, riferito a chi un’estate di sole, mare e belle serate sotto un cielo tappezzato di stelle: non può che sognarselo!!!
In questo ultimo periodo sono stato spesso a contatto con la malattia altrui, quella che ti tende le braccia solo perché tu possa stringerla un po’ e fargli compagnia, perché così non fa sentire troppo desolati o abbandonati a se stessi, soprattutto se riferito a quanti si ritrovano soli in un letto d’ospedale, tra gli stanzoni silenziosi e tristi di una casa di cura o di uno Ospizio o… più semplicemente e comunemente, non possono andare al mare perché non hanno più un lavoro, serenità mentale e fisica, non c’è più  una famiglia con cui condividere un nuovo giro in giostra o altri mille motivi diversi!
Ma il monito di cui vi riporto il senso è rivolto soprattutto a quanti continuano a domandarsi, standosene stravaccati sotto al sole a sfogliare un quotidiano, perché sbarcano da noi così tanti disperati… invece che restare in ossequioso silenzio o chiedersi perché, a così poca distanza da noi, esistano terre in cui si muore di fame e sete, violenza e guerra!
La GUERRA… quella che noi (fortunatamente) studiamo solo sui libri di scuola, ed altri (i disperati di cui sopra) invece, la vivono sulla propria pelle, facendone parte indissolubile  con cui arricchire il numero di chi muore ingiustamente in un’incredibile esplosione o spera che sul mare si possa finalmente aprire una porta che salvi… e non continui ad affondare vite!
Ma il mio pensiero all’estate si estende anche con rabbia a quanti proseguono ad alimentare la cronaca a giorni alterni, facendo più o meno “notizia” da approfondire…
(e su questo punto, credetemi, mi fa paura l’idea che l’amore malato e criminale, che continua a mietere vittime con una cadenza incredibile ed ingiustificabile, sia relegata a “nota da metà o fine telegiornale”, come le attuali storie di femminicidio, solo perché “continuano ad accadere”… o perché “è un male incurabile di una società miserevole” che si concentra sui drammi sociali a periodi alterni”, o a tema, come vere e proprie mode del momento, quasi a confermare che almeno d’estate le notizie le preferiamo “fresche” e sempre con argomenti nuovi!)

Volevo essere speranzoso e leggero, lo ammetto, ma…  non ci riesco, perché sono troppo arrabbiato con quello che ci sta capitando e la facilità con la quale siamo diventati tanti bravi ad assorbire ogni cosa, parlandone solo un po’ al bar… approfittarne per criticare… rinfacciare e polemizzare, invece che rimboccarsi le maniche ed agire nel silenzio di “più fatti e meno parole”.
Io al mare ci andrò, e spero anche tutti voi, amici miei, ma non dimentichiamoci di riservare qualche mezza giornata a quelle corsie… ai tanti volti tristi ed abbandonati che si incrociano ad ogni angolo di strada… e ai disperati dalla pelle bruciata dal sole o di tutte quelle anime in pena che non vorrebbero far parte delle notizie di un telegiornale, ma solo sapersi meno abbandonati dalla buona sorte o da tutti gli ALTRI (che saremmo NOI) e coltivano con fierezza un sogno immenso nel cuore: CHE ARRIVI PRESTO UN’ESTATE DA SPIAGGE ASSOLATE E MARE CALMO… ANCHE PER LORO!”

secondo me… l’AMORE!

Letto così è un titolo alquanto impegnativo, da cui ci si potrebbe aspettare affermazioni ineccepibili ma… non è così, se non altro perché credo, e ne ho le prove, che l’argomento è di difficile risoluzione in quanto estremamente volubile e soggettivo, nonostante risulti uno dei più conosciuti, analizzati, discussi, affrontati  e descritti al mondo, per il quale si è detto davvero tanto, e il contrario di tutto, visto che non esiste ancora una verità inequivocabile, unica ed assoluta.
L’amore è un sentimento astratto e, in quanto tale, non tangibile eppure NON E’ proprio COSI’… soprattutto se riesce a determinare e influenzare così clamorosamente azioni e reazioni in un uomo, umori e sensazioni in un comportamento e, soprattutto, motivazioni o arrendevolezze in un’esistenza di vita!
Di certo la parola AMORE è una di quelle usate (o abusate) di più  perché, a giusta o errata ragione, è la più antica tra le essenze ricercate, che coltiviamo fin dalla nascita, da quell’affaccio sul mondo, ancora infreddoliti, sporchi e con un bisogno naturale ed assoluto di  cercare due braccia in cui sentirsi al sicuro… protetti… AMATI!
Ed è proprio da lì che inizia il nostro percorso evolutivo verso l’insaziabile approvvigionamento di un sentimento unico e raro, che appaga e impoverisce al tempo stesso, così come arricchisce e rende estremamente poveri, oltre che farti sentire libero e schiavo, al tempo stesso, di un bisogno che segna e disegna i percorsi della vita.
Vocabolari, dizionari e citazioni varie sintetizzano l’amore in un unico ampio concetto: “un sentimento intenso e profondo di affetto, simpatia ed adesione, rivolto ad una persona, un animale, un oggetto o anche un concetto ed un ideale…”
La ritengo un’affermazione alquanto generalista e poco razionale, se solo considero la complessità di provare a spiegare differenze e consistenze tra l’AMORE per un genitore, un figlio ed il proprio compagno: si parla dello stesso denominatore comune (AMORE) ma con 3 diverse forme ed intensità emotive… Giusto? (e tanto, credo, basti a far comprendere a tutti quanto è mal interpretata e utilizzata a sproposito questa semplice e ricorrente “parola” di ogni giorno).

Di mio, posso confidarvi di aver animato e colorato di intensità storie di fantasia per i miei racconti, testi di canzoni e poesie, sempre col chiaro intento di provare a comprendere, descrivere e raccontare nel miglior modo possibile il bisogno che nutriamo di innamorarci dell’amore ma… non sono mai riuscito a comprendere la sua forza e consigliare rimedi e stratagemmi contro la sua imprevedibilità, che permette di non farsi trovare sempre indifesi e sprovveduti di fronte alla sua imperiosità.
E allora, che sia egoistico o parsimonioso il nostro modo personale di amare, mi piace immaginare che quello vincente e duraturo debba assomigliare a qualcosa di profondo, che non si tocca a mani nude, ma si legge con gli occhi del cuore grazie ad una sintonia di intenti che appaga completamente e pretende solo rispetto, intensità e lo scambio continuo di piccoli e significativi gesti d’amore quotidiano, che grazie alla costanza e l’intraprendenza ci preservano dal rischio di dare tutto per scontato e ritenerlo prevedibile, perché è proprio nel momento in cui crediamo di averne il controllo assoluto o di non poterci aspettare più nulla da LUI che… ci sorprende alle spalle e ci spinge verso alte cime da cui spiccare nuovi voli o finire in baratri profondissimi dai quali non ci si rialza più.

Vi lascio con qualche citazione dal significato intenso, che confermano quanto sia difficile  da consigliare ed insegnare l’amore perché… non si finisce mai di imparare a conoscerlo!

Chiunque voglia imparare l’amore resterà a vita uno scolaroT. Bernhard
Che l’amore sia TUTTO è  tutto ciò che sappiamo dell’amoreE. Dickinson
Amore è spazio e tempo misurati dal cuoreM. Proust
L’amore è libero e non è sottomesso MAI al destinoApollinaire

Ce ne metto una anche delle mie?… Ci provo: “L’amore è un salto nel buio… ma è da lì che s’impara a volare!

Oh MAMMA mia… stì figli!!!

Non avrei mai potuto esimermi dal regalare un pensiero intenso a chi ha reso spettacolare la mia vita, a cui ho destinato tanti sorrisi, abbracci, gioie e soddisfazioni, ma anche stenti, tristezze e dissapori vari, saputi sempre abilmente superare e mettere da parte, grazie ad una virtù unica ed assoluta che le riconosco e spesso provo ad imitare, con contrastanti e mediocri risultati, e sapete perché?… Perché la MAMMA è INIMITABILE ed UNICA per ogni figlio! 
E allora, per questa importante ricorrenza, provo a scrivere poche parole, anche perché sarebbe del tutto superfluo, in quanto già scritto e abusato per magnificare, esaltare e difendere un ruolo difficilissimo da interpretare, in quanto non lo si impara in nessuna scuola, se non quella della vita!
Ma MAMME (per me) lo sono tutte le DONNE, sapete? Perché non c’è bisogno di sposarsi per genitrice o mettere al mondo un figlio per sapersi madre, in quanto basta sentirselo esplodere dentro quel naturale e innato senso materno, a cui dobbiamo sempre provare a destinare affetto sincero, rispetto ed amore verso una DONNA… quella più importante della nostra vita da cui tutti nasciamo ma… (riferendomi a “certi uomini”) non le assomigliamo minimamente, soprattutto quando ci lamentiamo di ogni minima tristezza e malanno o le manchiamo di rispetto urlandole il nostro risentimento, l’ira e la rabbia di una giornata difficile o, peggio ancora, le riversiamo contro (o addosso) violenza e brutalità inaudite!
Madri si diventa col tempo della vita, è vero, ma il processo da cui si parte è sempre quello di sentirsi MAMMA fin da bambine… perché è da quel momento che si insinua nella mente e nel cuore di una donna il desiderio di proteggere, accudire e crescere con amore, ed è a quel DESIDERIO di donna che dedico il mio pensiero, con la speranza che possa raggiungere chi madre lo sogna di diventare, lo è stata, lo sarà presto o lo è… perché ha messo al mondo, adottato, accudito, voluto bene e amato, oltre ogni DNA, un FIGLIO… un privilegio che appartiene a tutti quanti noi, che solo quando ci viene irrimediabilmente sottratto dalla vita fa comprendere quanto era importante quella SUA presenza e quanto ci manca non poterci rifugiare più in un suo abbraccio per stringerla a noi, fermarci nei suoi occhi e dirle ancora una volta: MAMMA TI VOGLIO BENE!

Auguri a tutte le MAMME del mondo, per quella grandezza nel saper interpretare un ruolo naturale per niente scontato e da svolgere sempre concentrati, senza mai soste e pause perché ritenuto da tutti i figli: IL DONO DI VITA PIU’ ESCLUSIVO CHE CI POSSA ESSERE REGALATO!

Bene, chiudo riportandovi un link dove ascoltare una bellissima canzone scritta da Mariella Nava, che abilmente riesce ad interpretare i pensieri di una MADRE, regalandoci una visione intimista e profonda con la quale provare a riflettere su quanto sia IMMENSO e SPETTACOLARE doversi mostrare e dimostrare protettive, affidabili, amorevoli, puntuali, vitali ed insostituibili… per interpretare bene quella difficilissima missione da MAMMA!

QUESTI FIGLI di Mariella Nava

Questi figli, questi figli dove andranno mai
tanta fretta nelle gambe e sempre dentro ai guai
questi figli, i miei figli, gomma ai denti e poi
jeans di moda e mani in tasca, musica e bignè!
Ma che figli questi figli, troppa libertà
Sempre zitti, tristi o allegri e chi li capirà
Quanti affanni questi figli e privazioni a noi
con gli amici e amore in testa non li fermi mai!

Che ora abbiamo fatto, non fa bene pensare
in fondo a modo loro mi tengono nel cuore
ma se spengo la luce mi fa rimuginare
Gesù fammi dormire… Domani a lavorare!

 Questi figli senza sbagli gridano coi NO!
NO ai divieti, NO ai consigli, ti sparano le idee!
Tutti uguali questi figli sudano ironia
soldi e sabati all’ingrosso per schizzare via
Che ora abbiamo fatto non fa bene pensare
in fondo a modo loro mi tengono nel cuore
chissà poi io com’ero, oh mamma mia ‘sti figli
Gesù fammi dormire… Guai a te se me li togli!

fosse per me?… TI APPENDO AL MURO!!!

Tranquilli, non ce l’ho con nessuno… Il mio è solo un titolo provocatorio per tentare di condividere con voi la tristezza (almeno per quanto mi riguarda) scaturita dal ritrovarsi spesso in luoghi da sempre assegnati a LUI e non trovarlo più in nessun posto… né in un angolo e neppure dietro ad una porta o defilato e seminascosto da un armadio! UFFICIALMENTE DISPERSO… bandito… escluso da tutto!
Mi riferisco al CROCIFISSO, fino a pochi anni fa indiscusso protagonista di rappresentazione cristiana, oltre che “oggetto” di continue controversie sulla stessa iconografia che esprime e che permette variegate interpretazioni che spaziano dalla sofferenza, alla morte, alla promessa di salvezza, al gesto estremo di filantropia d’amore verso il prossimo.
Insomma, se ne sono dette di tutti i colori sulla rappresentanza di Gesù sulla croce, diventando una polemica senza fine, di quelle che nascono, crescono, si invecchiano ma non muoiono MAI… anche perché ognuno si sente in diritto di dire, a giorni alterni, la propria in fatto di/o non Fede.
Eppure stiamo parlando di un “oggetto” (che continuo a virgolettare in segno di rispetto) che per tantissimo tempo è stato definito il punto di riferimento più tangibile della cristianità da far sempre emergere in contesti di particolare aggregazione sociale; immaginate cosa sarebbe stata un’aula di tribunale, una stanza di ospedale, una scuola, un refettorio, uno ospizio (e potrei andare avanti all’infinito) senza quel crocefisso piantato al centro della parete!
Oggi, invece, neppure ci facciamo più caso alla sua assenza, eppure non è lontano il tempo in cui LUI c’era perchè… doveva esserci! Non voglio credere che ci stiamo consegnando all’idea arrendevole di vivere in una civiltà multiculturale nella quale non si deve ostentare e privilegiare un unico simbolo ma, per par condicio e giustizia multietnica, dare libero accesso e spazio a tutti, che non potendo essere ospitati sulla stessa parete è meglio bandire, non dando più spazio a nessuno, così che nessuno si offende.

Chiaro che non sono per niente d’accordo su questa posizione, pur sostenendo convintamente che non c’è bisogno di un “oggetto” per testimoniare la propria fede e devozione, non mi va neppure di considerare che ci si debba snaturare così eccessivamente solo per non permettere a nessuno di sentirsi a disagio, emarginato o differenziato, perché se così fosse mi piacerebbe sapere qual è la reazione se vietassimo le 5 preghiere al giorno ad un musulmano nelle proprie terre frequentate da turisti di tutto il mondo, od obbligassimo la copertura di tutte le immagini evocatrici delle altre religioni o le statue buddiste o, ancora più assurdamente, imponessimo che il Corano sia una lettura privata da “dentro casa” perché può dar fastidio a chi lo sente per strada e legge solo la Bibbia (e così via…)
Io, non ho nulla contro altre religioni, e di certo so che il negazionismo non fa altro che creare barriere e muri anziché strade e ponti, ma…  e scusate se insisto, lasciatemi credere che una Croce sia un segnale innocuo ed inoffensivo, (al massimo di pace e conforto) che può o meno interessare, ma non certamente discriminare e soggiogare… Tanto quell’OGGETTO è ben altro di ciò che mostra, e se viene interpretato nella giusta maniera, diventa un pacifico catalizzatore di curiosità, indifferenza o silenziose preghiere e accorate richieste intime di buona speranza. Per cui, secondo me, visto che non fa male a nessuno,  andrebbe lasciato dove è sempre stato perché appartiene alla cultura e la storia evolutiva del nostro paese.

Va be’… giusto per lasciarvi anche un po’ di cronaca, evitando cenni storici sulle guerre ai tempi delle Crociate, vi riporto l’origine di questa annosa diatriba, scaturita da un ricorso presentato non da musulmani, induisti o buddisti, bensì da Soile Lautsi Albertin (socia dell’UAAR) che nel 2002, insieme al marito, aveva chiesto all’istituto comprensivo statale Vittorino da Feltre di Abano Terme frequentato dai loro due figli, di togliere i crocefissi dalle aule in nome del “principio di laicità dello Stato”.
Se vi interessa l’approfondimento alla questione trovate articoli su Internet ma, giusto  per una completezza breve di informazioni, vi riassumo che quella richiesta fu respinta dalla Direzione scolastica, a cui seguì il ricorso al TAR del Veneto che rimise la questione alla Corte Costituzionale che alla fine stabilì che “il crocifisso è simbolo della storia e della cultura italiana e di conseguenza dell’identità del Paese”.
Lautsi, per niente scoraggiata (e non capisco il suo accanimento) si rivolse nel 2007 ai giudici della Corte Europea dei diritti dell’uomo che hanno successivamente nuovamente ribaltato la decisione della magistratura italiana, stabilendo anche un risarcimento di 5.000 euro al ricorrente, per danni morali a carico del Governo italiano, ma… la questione è andata avanti con campagne di scrocifiggiamento frapposte a quelle di difesa del simbolo cristiano e sta di fatto che, a tutt’oggi, la questione non è chiara ed è molto soggettiva ed interpretativa e tanto basta per far capire quanto sia futile ma anche estremamente delicata da trattare o determinare definitivamente.

E volendo provare a chiudere il mio lunghissimo BLOG-pensiero di oggi, posso solo dirvi che a me fa davvero tanta tristezza vedere quelle pareti bianche ed anonime ospitare il niente più assoluto, quando sarebbe affascinante ed anche riflessivo ed “intimista” il potersi perdere un po’ tra ricordi, pensieri meno agitati e monologhi interiori grazie a quell’inoffensivo “oggetto” che rappresenta una delle tre grandi religioni monoteiste, con oltre 2.5 miliardi di fedeli nel mondo, ed ha segnato epoche, coscienze, moralità e l’infanzia di tante persone (la mia di sicuro) quando si entrava in classe da “eterno impreparato” e ci si affidava IMPUNEMENTE a LUI per evitare la gogna dell’interrogazione o… tornando ancora più indietro ai tempi dell’asilo, a quel qualcuno che mi insegnò il Padre Nostro, una cantilena da recitare a memoria, che da grande ho imparato ad apprezzare perché mi ha permesso di pregare, sentirmi meno solo, affidarmi e tornare a… sperare con amore!

Ma che sia ben chiaro… che lo si voglia o meno attaccare al muro, per me la FEDE, così come l’amore, non ha bisogno di pareti su cui alloggiare per mostrarsi, ma spazi segreti e protetti nei quali farsi trovare sempre: come accade ogni volta che scavi in profondità nel tuo cuore!