con me… su quella panchina

Eccoci qui agli albori del nuovo anno che, come sempre, parte con i migliori auspici e presagi, dove si fa incetta di auguri per “tante NUOVE cose belle“… sorprendenti, inaspettate o agognate da tantissimo tempo!
E mi sta bene la collezione di messaggi speranzosi, ma spesso dimentichiamo di chiedere al destinatario del nostro  augurio se davvero si aspetta un anno diverso dal precedente o gli basta anche uno simile, fortemente somigliante, se non addirittura uguale e identico, per intensità e fragore, a quello appena trascorso, perché gli ha regalato gioie importanti o fatto raggiungere traguardi intensi e, forse, anche inaspettati.
Ed io, ad esservi sincero, sono di quelli che si augura che il nuovo anno assomigli tantissimo al precedente, perché dal 2017 ho ricevuto tanta energica emotività, da sperare che ne arrivi altra di uguale per sapermi appagato e felice anche nel 2018!

E soffermandomi sul bello del PASSATO mi riallaccio all’immagine della PANCHINA VUOTA, inviatami da un amico che mi ha chiesto: “se potessi, con chi vorrei sederti a chiacchierare per un’ora?

… Credo che la mia risposta sia uguale ad un’infinità di altri intervistati, che avrà sincronizzato mente e cuore su chi non ci vive più accanto e vorremmo, con tutto noi stessi, poterlo vivere ancora per un’ora, così da raccontargli di noi e di quello che è accaduto durante la sua assenza.
E in questo gioco fantasioso, la prima persona che si è fatta strada in me è mia madre, perché è a lei che mi piacerebbe raccontarle di come va la vita da quando non c’è più lei, e di come mi sono utili e preziose i suoi consigli, le immagini, i frammenti, dettagli e i profumi che mi catapultano indietro, fino ai giorni nei quali c’era LEI a farmi compagnia… LEI a trasformarsi nel porto in cui approdare per scampare ad ogni tempesta e… LEI: braccia forti e sicure, nelle quali cercare un nascondiglio dal mondo!

Non so voi, ma se mi fosse possibile una simile meraviglia, mi piacerebbe potermi sedere accanto a lei e poterle dire che, più di ogni altra cosa mi manca… il non poterle dire che: MI MANCA e perdermi in un suo abbraccio!

Bene; malinconie a parte, non posso che augurarvi uno straordinario anno nuovo, sperando che i vostri sogni si facciano finalmente afferrare, e rendervi straordinariamente felici, mentre percorrete la vostra strada, incrociando, ogni tanto, una panchina vuota su cui sedersi per lasciare parlare liberamente il cuore e, nel silenzio… ascoltarsi l’anima!

 

Vi lascio con una canzone bellissima di Marco Masini che voglio dedicare a quel bel ricordo che mi racconta di mia madre, che in me batte, ribatte e VIVE quotidianamente!

LONTANO DAI TUOI ANGELI (di Marco Masini)

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Autore: Gianfranco Iovino

giornalista, scrittore e compositore di musica leggera italiana. http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=2904&biografia=Gianfranco+Iovino

2 pensieri riguardo “con me… su quella panchina”

  1. Carico di energia, il tuo post, punti intensi con sfumature emozionanti, come la nostalgia della tua mamma. Le tue parole profonde e sensibili come il tuo cuore, affrontano un tema cui bisognerebbe soffermarsi un istante. “se potessi, con chi vorrei sederti a chiacchierare per un’ora?” Io la mia mamma ho la fortuna di averla qui con me, e mi è sempre accanto, per consigliarmi. Il papà mio, invece, è in cielo. Se potessi lo vorrei vedere un attimo seduto sulla panchina verde come la primavera e dirgli semplicemente “Ti voglio bene, papà”.
    Ti dedico un bell’aforisma di Francis Scott Fitzgerald
    “Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato”.
    Buona serata Gianfranco!

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  2. È stato bello leggerti.Di mamme solo una rimane dentro di noi : la nostra .E vorremmo veramente vederla lì seduta in quella panchina e raccontare la nostra vita ,vederla sorridere ,toccarla e dirle quanto era ed è grande l’amore per lei .La mamma ! Una parola breve ma profonda ,grande ,immensa ! Le perdite della vita sono sempre delle grandi ferite che mai si rimargineranno .

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