IN RISPETTO AL CHI… FU


Fanno arrabbiare, lo so, le immagini in tv, che mostrano l’irrefrenabile bisogno dello stare insieme ad ogni costo, per brindare alla vita e dirsi con forza che… “il peggio (forse) è passato”, sapendo bene che non è così… se continua inesorabile la marcia invisibile di un potente virus, che miete vittime senza sosta, obbligandoci alle dovute distanze e i sorrisi da mostrare con gli occhi, e non più dalle labbra coperte da mascherine.
Capisco il bisogno dei giovani al volersi ritrovare insieme, tornando a frequentare i luoghi nei quali un tempo l’assembramento di massa non era un pericolo; desiderosi di recuperare parte di quei 2 mesi che ci hanno visti reclusi in casa. Ed è giusto che provino ad impossessarsi delle quotidianità di un tempo, per credere ancora nel futuro, anche se… più moderazione farebbe solo che bene!
Sono stato adolescente anche io, in tempi nei quali spesso hanno minato le frontiere del futuro, con eventi superiori alla nostra volontà di poter controllare e gestire (Chernobyl, Terremoto dell’Irpinia, l’attacco alle Torri Gemelle, solo per elencarne qualcuno) e si è sempre reagito, dopo un primo smarrimento, con determinazione a non voler cedere alla paura, l’ansia e lo sgomento di un presente senza futuro. E, quasi sempre, è partita dai giovani la rivalsa e la marcia di riappropriazione degli spazi e le misure necessarie al vivere normale.
Ma… non ricordo un evento tanto clamoroso come questo, che ha interessato quasi 6 milioni di persone nel mondo, a cui non abbiamo ancora posto rimedio, se non quello di aspettare un miracoloso vaccino, sperare che il caldo rallenti la sua forza e… soprattutto: che tutti facciamo la propria parte da responsabili verso gli altri e noi stessi, a seguire le regole, i giusti consigli e limitare i danni, invece che mostrare chiari segnali di strafottenza, attraverso azioni e gesti esposti all’alto rischio unzione da dropltets.
Se dovessi chiudere l’editoriale considerando un rimedio, meno stringente dall’essere obbligati ad educare e limitare con restrizioni dittatoriali: come il chiudere i locali ad alto rischio assembramento o vietare la vendita dell’alcol… posso solo insistere nel credere alla buona coscienza dei nostri figli, che sono i caposaldo del domani, e di un futuro che li aspetta e li riguarda… e non può essere condizionato o limitato dalle distanze sociali, i disinfettanti e le mascherine.
Io spero davvero che questo “attaccarli e reprimerli”, non determini rabbia o li spinga a sfidare oltremodo le nostre inopportune, (ai loro occhi) preoccupazioni, ma li facciano riflettere sul bisogno di moderarsi di più, per non rischiare di tornare inGABBIAti dentro quattro mura.

Chiudo e mi rivolgo a quanti  si sentono ingiustamente criticati, e fanno parte di quelle fotografie che mostrano assembramenti e calche irresponsabili: ci vuole più rispetto verso chi ha paura… chi teme per la propria esistenza… e per quanti hanno già pagato con la morte, un prezzo alto e ingiusto… per colpa di un maledetto virus che non abbiamo ancora sconfitto, e non chiede altro di potersi diffondere da uomo a uomo… da vita a morte!


Pubblicato da Gianfranco Iovino

giornalista, scrittore

2 pensieri riguardo “IN RISPETTO AL CHI… FU

  1. Ciao Gianfranco, grazie per avermi inviato
    questo bell’articolo, che ho letteralmente “divorato” per averlo trovato veramente molto interessante e coinvolgente!
    Mi congratulo con te e lasciamelo dire, una volta di più, perché questa tua dote nascosta di scrivere con tanta competenza e passione, non finisce mai di stupirmi!
    Ad majora, il tuo vecchio amico Cesare.

    Inviato dal mio telefono Huawei

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  2. Qui nella mia zona vedo tanti giovani con le mascherine e ciò mi dice che capiscono più di quello che crediamo. Speriamo che questa epidemia non si ripresenti e ci permetta di ritornare a come eravamo… La speranza è quello che ci resta e che speriamo si avveri

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