IN RISPETTO AL CHI… FU


Fanno arrabbiare, lo so, le immagini in tv, che mostrano l’irrefrenabile bisogno dello stare insieme ad ogni costo, per brindare alla vita e dirsi con forza che… “il peggio (forse) è passato”, sapendo bene che non è così… se continua inesorabile la marcia invisibile di un potente virus, che miete vittime senza sosta, obbligandoci alle dovute distanze e i sorrisi da mostrare con gli occhi, e non più dalle labbra coperte da mascherine.
Capisco il bisogno dei giovani al volersi ritrovare insieme, tornando a frequentare i luoghi nei quali un tempo l’assembramento di massa non era un pericolo; desiderosi di recuperare parte di quei 2 mesi che ci hanno visti reclusi in casa. Ed è giusto che provino ad impossessarsi delle quotidianità di un tempo, per credere ancora nel futuro, anche se… più moderazione farebbe solo che bene!
Sono stato adolescente anche io, in tempi nei quali spesso hanno minato le frontiere del futuro, con eventi superiori alla nostra volontà di poter controllare e gestire (Chernobyl, Terremoto dell’Irpinia, l’attacco alle Torri Gemelle, solo per elencarne qualcuno) e si è sempre reagito, dopo un primo smarrimento, con determinazione a non voler cedere alla paura, l’ansia e lo sgomento di un presente senza futuro. E, quasi sempre, è partita dai giovani la rivalsa e la marcia di riappropriazione degli spazi e le misure necessarie al vivere normale.
Ma… non ricordo un evento tanto clamoroso come questo, che ha interessato quasi 6 milioni di persone nel mondo, a cui non abbiamo ancora posto rimedio, se non quello di aspettare un miracoloso vaccino, sperare che il caldo rallenti la sua forza e… soprattutto: che tutti facciamo la propria parte da responsabili verso gli altri e noi stessi, a seguire le regole, i giusti consigli e limitare i danni, invece che mostrare chiari segnali di strafottenza, attraverso azioni e gesti esposti all’alto rischio unzione da dropltets.
Se dovessi chiudere l’editoriale considerando un rimedio, meno stringente dall’essere obbligati ad educare e limitare con restrizioni dittatoriali: come il chiudere i locali ad alto rischio assembramento o vietare la vendita dell’alcol… posso solo insistere nel credere alla buona coscienza dei nostri figli, che sono i caposaldo del domani, e di un futuro che li aspetta e li riguarda… e non può essere condizionato o limitato dalle distanze sociali, i disinfettanti e le mascherine.
Io spero davvero che questo “attaccarli e reprimerli”, non determini rabbia o li spinga a sfidare oltremodo le nostre inopportune, (ai loro occhi) preoccupazioni, ma li facciano riflettere sul bisogno di moderarsi di più, per non rischiare di tornare inGABBIAti dentro quattro mura.

Chiudo e mi rivolgo a quanti  si sentono ingiustamente criticati, e fanno parte di quelle fotografie che mostrano assembramenti e calche irresponsabili: ci vuole più rispetto verso chi ha paura… chi teme per la propria esistenza… e per quanti hanno già pagato con la morte, un prezzo alto e ingiusto… per colpa di un maledetto virus che non abbiamo ancora sconfitto, e non chiede altro di potersi diffondere da uomo a uomo… da vita a morte!


E’ UN SOFFIO… e vola via!


E’ indubbio che quello che stiamo vivendo sia un tempo difficilissimo e complicato, dove la paura di morire per infezione ha il sopravvento, bloccandoci in un isolamento necessario, quanto opportuno, a salvaguardia della specie umana se, quello che può far morire, riguarda e coinvolge tutta l’umanità ed ogni angolo del mondo!
Mi spiego meglio: sono circa 3 mesi che ci hanno abituato a ragionare con i numeri alla mano; somme con cui ispessire la spietatezza di questo nemico invisibile che ci attanaglia, di cui abbiamo imparato subito il suo nome scientifico (Covid-19). Eppure, se ci rifacciamo ai numeri delle morti nel mondo per cause diverse da quelle naturali, scopriamo che decedere di CoronaVirus è un evento che ritroviamo soltanto al 9° posto in classifica.

Vi riporto la tabella stilata da Worldomeders su dati OMS e riferiti al primo quadrimestre 2020, dove si evince chiaramente di quale causa primaria si muore nel mondo e, attenzione, non è un conseguenza di una calamità recente o causata da questo bisesto anno funesto… NO!
ACCADE DA SEMPRE, ma non ci fa paura perché è circoscritto in alcune parti del globo (come la FAME in Asia meridionale ed Africa subsahariana soprattutto) o lo sappiamo da sempre e ci si è abituati e rassegnati al peggio, (come le morti per FUMO, ALCOL o TUMORI).
Eppure, guardando la tabella fa davvero paura quel numero iniziale, che moltiplicato per i 3 quadrimestri, tocca la cifra dei quasi 10milioni di morti per FAME e 6milioni per FUMO ed ALCOL l’anno… solo a voler restare sulle prime posizioni, che si ripetono con regolarità da tantissimi anni, ma che quasi non fanno notizia, perché c’è ben altro a cui pensare e di cui preoccuparci (dove andare al mare… come poter rinunciare all’apericena del venerdì… o come sopravvivere senza il calcio allo Stadio?!)
É indubbio che per educare un popolo ci sia bisogno di leggi, regole e timori, ma è pur vero che viviamo nell’ancestrale sospetto che quello che accade agli altri, sia dovuto, cercato o inevitabile… mentre se ci coinvolge direttamente è soltanto sfiga, sventura o accanimento… perché non si può morire di CoronaVirus quando c’è un mondo di cose da fare, che ci aspetta… e che ha bisogno di noi per diventare VITA!
Ma la vita, cari amici miei,  è un soffio o poco più… e quando ti accorgi che è fatta di tempo che non torna indietro, o non ti è permesso rallentare o fermare, se non per sempre, ti fa rendere conto di quanto siamo ipocriti, egoisti e superficiali… almeno fino a quando non ci minano la nostra libertà e le abitudini nelle quali perdiamo il senso del bisogno a considerare di più che respirare, correre, parlare, pensare e vivere è un privilegio che andrebbe apprezzato e difeso e osannato di più!

Mi scuso se questo POST è iniziato con il desiderio di voler parlare del dramma della FAME NEL MONDO, per poi abbracciare anche il tema della povertà, che sta affliggendo anche la nostra Italia… e invece, lo fermo qui, rafforzando solo l’ultimo concetto espresso sulla vita, che assume un valore assoluto, quando si è raggiunti da notizie agghiaccianti, che ti spengono la voglia di SPERARE!
Mi riferisco ad un talento divino, di cui ci è stata sottratta troppo in fretta la sua straordinarietà,  per colpa di una MORTE che arriva senza indugi e ritardi… e non si impietosisce neppure davanti a due occhi di luce che, nonostante tutto, quando raccontavano che la MUSICA E’ UNA MEDICINA PER IL CUORE E ANIMA, sapevano commuovere chiunque!

Ciao Ezio… ora tocca agli angeli emozionarsi per la tua musica divina, mentre noi vivremo nel ricordo di quel tuo viso felice, espressione pura di chi non si è mai domandato quale fosse il suo domani, limitandosi a vivere il presente con encomiabile semplicità e amore per la propria vita!


che parola magica: MAMMA!


Se si considera la pochezza servita per comporre una parola che contiene tutto l’oro del mondo fa davvero sorridere: 1 vocale ripetuta 2 volte (a) ed 1 consonante per altre 3 (m)… e viene fuori la parola più magica che esista al mondo: MAMMA!
Ed io, oggi voglio parlare proprio di LEI. Di quell’universo che dà vita alla VITA e ci permette di scoprire il mondo dapprima attraverso il suo respiro, e un attimo dopo che ci affacciamo sul mondo, crescere protetti dalle sue attenzioni, il suo amore, la sua presenza… e il suo inimitabile ed insostituibile modo di insegnarci a  vivere la vita!
Oggi è la festa di tutte le MAMME, ed io posso solo accodarmi ai ringraziamenti e gli auguri che ogni figlio deve poter riservare a chi gli ha permesso di diventare VITA!
E, in modo particolare, mi rivolgo a quanti come me, si rendono conto della SUA immensità nell’attimo esatto in cui perdiamo il privilegio di saperci FIGLI; è lì che comprendiamo, forse troppo tardi, quanto sia stata importante quella presenza femminile, che ci ha sempre accolto con un sorriso, una carezza di buona speranza ed un forte abbraccio in cui proteggerci.
Un abbraccio… un gesto così naturale, quanto imperioso e assoluto, che nel corso della vita tante volte vorresti ancora raggiungere, per scappare da tutto e rifugiarti in un legame che non si è mai spezzato, neppure quando ci hanno separati alla nascita.
Ed io, in un giorno così importante, dove ritengo sia fondamentale riservare un pensiero d’amore assoluto alla MAMMA, mi intenerisco di nostalgia pensando a quel volto che non c’è più, e che vorrei  tanto tornasse per il tempo necessario a poterla stringere in un ultimo abbraccio, e sussurrarle che mi manca, e che sono diventato l’uomo che vede, grazie ai suoi consigli, i suoi modi di esserci sempre stata e quel sorriso a braccia aperte che, ancora oggi, resta il posto più spettacolare in cui mi sono sempre nascosto dalle tristezze della vita!

Vi saluto con un consiglio: a chi ha ancora la mamma accanto a sé… se la godi e le ritorni uno di quei baci sulla fronte che tanto hanno fatto bene, per poi stringerla in un abbraccio pieno d’amore e riconoscenza, che duri per tutto il SUO tempo… e non solo per questo giorno di festa!

A tutte le mamme del mondo e a noi figli… dedico questa bellissima poesia di Salvatore Di Giacomo che esprime alla perfezione l’essenza assoluta nell’essere MAMMA!

Chi tene ‘a mamma
è ricche e nun ‘o sape;
chi tene ‘o bbene
è felice e nun ll’apprezza
Pecchè ll’ammore ‘e mamma
è ‘na ricchezza
è comme ‘o mare
ca nun fernesce maje.
Pure ll’omme cchiù triste e malamente
è ancora bbuon si vò bbene ‘a mamma.
‘A mamma tutto te dà,
niente te cerca
E si te vede e’ chiagnere
senza sapè ‘o pecché, 
t’abbraccia e te dice:
“Figlio!!!”
e chiagne nsieme a te.

Chi tiene la mamma è ricco e non lo sa; che tiene il bene ed è felice e non lo apprezza.
Perchè l’amore di mamma è una ricchezza. E’ come il mare che non finisce mai.
Pure l’uomo più triste e cattivo è ancora buono se vuole bene alla mamma.
La mamma tutto ti dà e niente ti cerca. E se ti vede piangere senza sapere il perche, ti abbraccia e ti dice: “FIGLIO!!!”
e piange insieme a te.


uomo&donna PER NIENTE UGUALI!


Fa indignare, oltre che rabbrividire il cuore, la notizia apparsa “di spalla” sulla prima pagina del Corriere, dove un titolo racchiude uno scempio senza fine: “storie di donne uccise nei mesi di isolamento“, che coinvolge volti e storie di 8 donne ammazzate tra il 21 febbraio e il 28 aprile del 2020, in piena crisi pandemia.
Purtroppo si continua a parlare tanto (ma a far ben poco) in difesa e a soccorso di coloro che vivono nel “castello dell’orco” e non sanno… possono… riescono… a scappare via, per una serie infinita di ragioni che obbligano, costringono e vincolano a rimanere sotto minaccia costante, e sperare che passi in fretta la furia rabbiosa di una belva cattiva che, se lo contrasti, può trasformarsi in un mostro!
Io non so quale sia l’azione più giusta da intraprendere che possa concretamente aiutare a far calare questo stramaledetto numero (23 donne uccise da inizio 2020) per colpa di UOMINI brutali che picchiamo, spesso pestano a sangue e altre volte uccidono… solo per rabbia, vedetta, gelosia, punizione o pazzia omicida!
Spero davvero che si arrivi quanto prima ad un tempo in cui sporgere una DENUNCIA non sia solo un avvertimento da destinare al carnefice, come una condanna al distanziamento domiciliare non rappresenti solo un consiglio o poco più, ma siano efficaci e incondizionati rimedi da adottare per redimere e prevenire gli agghiaccianti epiloghi che, quasi sempre, sono l’apice di continue e perpetrate situazioni di violenza verbale e gestuale, che sfocia in una incontrollabile eresia assassina, di cui ci si rende conto troppo tardi!
Da sempre riservo grande stima ed onore  a tutte le associazioni nate per la difesa e il supporto alle vittime di violenza, ma bisogna fare di più e far sì che anche le Istituzioni facciano la loro parte concreta, dimostrandosi più presenti ed abbiano maggiore fermezza e rigore nel reprimere in modo determinato, come lo si sta facendo con questa QUARANTENA, isolando chi si è reso autore di una violenza.. che parte quasi sempre da un urlo, si trasforma poi in uno spintone… e diventa alla fine rabbia, dolore, spietata violenza e rapsus omicida!

Concludo con una riflessione a cui non so rispondere: perché gli atti di violenza estrema e omicida sono sempre di pungo maschile, quando anche una donna potrebbe uccidere per rabbia, gelosia, tradimento o raptus? Mi hanno insegnato da sempre che uomini e donne sono UGUALI e si completano a vicenda… ma credo che mi hanno sempre raccontato una clamorosa FALSITA’!

A proposito dell’articolo sul Corriere, riporto la confessione di Antonio, assassino di Lorena, che ha giustificato il suo gesto perché “lo ha attaccato il CoronaVirus”, anche se a smentirlo (ammesso che fosse giustificabile)  è stato un TAMPONE negativo fatto su un PEZZO DI MERDA! (e perdonatemi la violenta volgarità)

Spesso perdoniamo per debolezza diventando complici involontari di un dolore che si trasforma in violenza assassina


LIBERI… DA TUTTO E TUTTI!


Il mio nuovo “pensieroBLOG” lo faccio combaciare con una ricorrenza importantissima, perché passaggio fondamentale della nostra storia nazionale, quando ad essere chiamata in causa è la LIBERTA’!
Il 25 aprile 2020 commemora il 75° anniversario della liberazione dal fascismo, con la sua dittatura ventennale, oltre alla fine della guerra, durata cinque durissimi anni, dove hanno trovato la morte 472.354 italiani, dei quali 153.000 civili. (per non parlare dei 68milioni di morti a livello mondiale)
Ma sull’argomento saranno in tanti a parlare e ribadire il concetto che la guerra “è una cosa sbagliata”, a prescindere dal motivo che la determina, e volendomi rifare al solo concetto della LIBERTA’, provo ad esprimere una mia riflessione, in un tempo in cui ci è stata forzatamente ristretta e limitata.
Leggevo, tra le tante terminologie affibbiate alla LIBERTA’, una particolarmente esaustiva che intende per LIBERTA’: “la condizione per cui un individuo può pensare, esprimere ed agire senza limiti e costrizioni, ricorrendo alla volontà della “libera scelta” attraverso modi, significati e strumenti che lui ritiene utili e necessari a realizzarla.”
Ed ecco che penso a quanto sia bello poter applicare questo nobile concetto in maniera inequivocabile per tutti e in ogni parte del mondo, senza rischiare di essere giudicati, criticati, ghettizzati, esiliati o, addirittura, puniti o condannati.
Sembra superfluo il concetto, ma non è così, perché basta girasi intorno per accorgersi quanti sono gli spietati cecchini, pronti a puntare il mirino infocato dei giudizi, critiche e rimproveri, se si accorgono di avere sotto tiro i “diversi” e i “difformi”, che fanno proprio il credo della “libera scelta”, alimentano solo scandali, perché irriverenti e irriguardosi, per non dire: indecenti e immorali!
(qualche esempio? Gli  amori tra sessi uguali, gli affidi a coppie di fatto, il razzismo per colori di pelle o di provenienza,  la persecuzione alla FEDE impopolare, o le urla di chi vuole liberarsi dai veli e le sottomissioni … fino ad arrivare a chi difende l’inalienabile diritto alla propria LIBERTA’ nel potersi vestire come crede, frequentare chi vuole, scrivere ciò che pensa, ed agire e vivere come ha sempre desiderato di poter fare.)
Per me, libertà rappresenta il poter “ESPRIME APERTAMENTE CIO’ CHE SIAMO“, scegliendo da quale parte stare, senza condizionamenti e costrizioni, indipendentemente dalle mode, i giudizi, le opinioni, il colore della pelle, le origini e le tradizioni, potendo sempre e solo contare sulla certezza che saremo giudicati per quello che facciamo e MAI per preconcetti, processi all’intenzione o perché prevenuti… altrimenti si innalzeranno MURI sempre più spessi, che isolano, imprigionano ed abituano a vegetare in una condizione di  SOLITUDINE DEPRESSIVA, logica conseguenza di tutte le LIBERTA’ VIOLATE che spengono sogni, speranze e i desideri in chi continua a credere nelle proprie idee, convinto che sarà accettato e compreso da tutti, perché è questa l’unica strada che conduce a un domani LIBERO e aperto alle differenze e le straordinarietà di ognuno di NOI!

Chiudo con un bel concetto espresso dal giurista e politico statunitense Charles Evans Hughes, che a proposito di libertà, sosteneva che “quando perdiamo il diritto di essere differenti, veniamo privati anche del privilegio ad essere liberi“.


IL TALENTO DI UNA CAREZZA


Quando il talento s’ingegna a farsi strada è l’arte!
E su questa affermazione potremmo già soffermarci, perché in essa è racchiusa l’essenza che ci spinge a immaginare, creare, modellare, affinare, personalizzare e… alla fine, ammirare qualcosa di assolutamente  affascinante.
E noi, in tempi di segregazione e limiti circondariali, siamo le persone più indicate a far emergere artisticità delle nostre tediose ore casalinghe, spese troppo spesso ad aspettare che “il peggio passi”… e in questa estenuante attesa, non approfittarne per creare piccole ed originali opere d’ARTE, da ogni minima cosa che facciamo, sia esso un piatto prelibato o una torta succulenta, o anche una telefonata o una lettera ad un amico lontano o… una bella carezza!
Sì, proprio una carezza, di quelle che mettono i brividi perché improvvisata, non richiesta, o meglio ancora: inaspettata!
Da più parti ho letto che la “carezza” appartiene al linguaggio dell’anima, che non ha bisogno di essere commentata o descritta, ma basta solo eseguirla o riceverla per sentirsi appagati.
Ed è proprio così, mi sa, perché sono davvero tanti i momenti della vita nei quali basterebbe una carezza per acquietare ansie, patimenti o certe desolazioni che affliggono così tanto la mente, da scurirle ogni visuale sul futuro.
Sono pochi i gesti, naturali quanto spontanei, ricchi di contenuto e valore come lo è una carezza, che può trasformare, se non addirittura cambiare, l’umore in una persona, che si ritrova depositaria di un’effusione leggera, quasi impercettibile, che però dà tanto calore al cuore.
Adesso mentre scrivo, immagino quanto possa essere stato di conforto il gesto di una carezza per coloro che si sono ritrovati SOLITARI in un letto d’ospedale, ad un passo dalla morte… o quanto sia agognata da chi è costretto a restare solo e distante dagli affetti, e vorrebbe godere di quella carezza, da accompagnare con un sorriso o un “ti voglio bene” che emoziona l’anima in chi la riceve.
Poi, volendo sfiorare anche il campo terapeutico del gesto, vi segnalo che a detta dell’American Journal Psychiatry, quando accarezziamo (come anche abbracciare), il nostro cervello produce ossitocina, un ormone capace di rilassare il corpo e combattere tristezza e depressione.

Per cui, possiamo tranquillamente sostenere che una carezza è curativa per l’anima e la mente, ed è una forma espressiva del corpo umano molto vicina all’ARTE, perché si crea dal nulla, e ci permette di compiere un’azione che resta nel tempo e nella quale è contenuta una grandezza indefinibile: dimostrare affetto ed amore… vicinanza e presenza… rispetto e fiducia, di cui tutti abbiamo quotidianamente bisogno, e dovremmo imparare ad essere più attenti nel dispensare carezze con naturalezza e costanza, perché anche se non richiesta, non la si nega e si rifiuta mai a nessuno, e sapete il perché?… Una CAREZZA è  il gesto più nobile e artistico che può dimostrare l’anima!

Bene, ho iniziando parlando di talento e voglio concludere riprendendo il concetto dell’arte, facendo mia una bella frase del grande maestro Michelangelo, che a proposito di ingegno ci mette in guardia: “scavando ben a fondo nella nostra personalità rischiamo d’imbatterci in uno sconosciuto” ed è proprio a quella parte poco frequentata da noi stessi, che dovremmo chiedere supporti, suggerimenti ed aiuto, per dimostrarci più attenti e desiderosi di trasmettere e ricevere continue CAREZZE: silenziosi gesti d’amore ed essenze assolute di un’opera d’arte a firma del cuore!

Una carezza è il gesto più rumoroso che sa fare l’anima

TEMPO al tempo


Sfido chiunque, in un momento dove l’astinenza alla socialità ha raggiunto culmini inenarrabili, a non esser disponibili, se solo si potesse, a fermare il tempo e recuperare successivamente ogni istante di questi giorni persi da… “reclusi in casa”.
Il TEMPO… unità di misura di uguale valore per tutti, ma non di identico peso!
Per tutti una giornata è composta da 24 ore, ma ognuno la vive in maniera diversa: chi con allegria, chi spensieratezza, tristezza, agitazione, tedio, positività, scoramento, rassegnazione e… così via!
Il TEMPO, indubbiamente, non è opinabile, e scorre per tutti allo stesso identico ritmo, ma ogni SECONDO vissuto è diverso in ognuno di noi, e tanto dovrebbe bastarci a considerare che l’unica matrice comune a tutti è: comunque scorri il tuo tempo, l’importante è viverlo pienamente, perché non torna indietro!

Ma, nella logica di un ragionamento, cos’è realmente il TEMPO e chi può dirci se quello nostro è usato correttamente? Chi è il giudice supremo che può giustificare i tempi diversi di ognuno di noi? E chi è così immune da influenze e stati d’animo, per poterci dire con esattezza cos’è questo misterioso e sfuggente TEMPO messo a nostra disposizione, che segna il proprio esistere, dal primo vagito all’ultimo respiro (e, forse, anche ben oltre?).
Scienziati, filosofi, artisti e menti eccelse, hanno da sempre cercato di definire il TEMPO, oltre che misurargli la sua reale intensità, fallendo miseramente, se non altro perché il TEMPO è imprevedibile e mutevole, e sa perfettamente adattarsi alle mode, le evoluzioni, le guerre, le rivoluzioni e i cambi di stagione e di ere in maniera perfetta, dimostrandosi sempre NUOVO, nonostante scorra inesorabilmente allo stesso ritmo dai TEMPI dei TEMPI!
Capiterà anche a voi che quando qualcuno ci chiede di parlare del nostro TEMPO, chissà perché, ci riferiamo quasi sempre a quello futuro, rapportandolo a scelte da intraprendere e desideri da afferrare, non considerando mai di primo acchito che anche quello “in corso”, come il “passato” è un tutt’uno e appartiene al concetto assolutista di “spazio-tempo”, tanto caro ad Einstein, che esprime ogni singolo SECONDO del nostro vissuto.
Per cui, senza spingermi troppo in analisi filosofiche o metafisiche, mi piace ipotizzare che non esista per nessuno il TEMPO PERSO, ma solo un diverso modo di vivere il proprio di TEMPO, che è uguale in durata ma non in intensità per un anziano come per un ragazzo, un infermo come per un viaggiatore, un ergastolano come uno spirito libero…
… Chissà come ne verremo fuori da questa lunga segregazione dentro casa, che ci sta facendo perdere tempo prezioso da poter investire in sorrisi, baci, abbracci e giorni intensissimi, senza attimi di pause o rallentamenti. Ed io, positivista per natura, non posso che augurarmi di saper recuperare tutto il tempo sottrattoci da un VIRUS, sapendo essere ancora più energici e reattivi, godendo di ogni singolo ISTANTE, con un’unica consapevolezza: OGNI ISTANTE PIENAMENTE VISSUTO E’ ETERNITA’!

Chiudo questo lungo “pensiero sciolto” descrivendovi come raffiguro io il TEMPO: un TRENO, di cui nessuno conosce, ad inizio viaggio, distanza e tempi di percorrenza, ma ha solo certezza che viaggerà senza soste e sempre in avanti, fino al suo naturale capolinea, e che sta a noi viaggiatori essere bravi a riempire i vagoni di presenze felici, visi da amare e proteggere, e un’infinità di valigie piene di ricordi, storie belle, emozioni indescrivibili, esperienze rare, qualche vizio e mille e più virtù!

Io non conosco il mio viaggio quanto ancora dura e fino dove mi porterà, ma faccio di tutto per non rallentarne la sua corsa o ritrovarmi viaggiatore solitario, col viso triste riflesso sul finestrino, di un treno dalle mille carrozze, che continuo a riempire di bei momenti e grandi emozioni al cuore!

A tutti voi… un augurio di Buon Viaggio sugli interminabili binari del proprio TEMPO!


Buona Pasqua di SPERANZA


Ritorno al mio amato BLOG approfittando della solennità della Santa Pasqua, per provare a buttar giù uno dei miei pensieri sottovoce, da condividere con chi mi sta leggendo, per tentare di alleggerire un po’ il peso di una esistenza, costretta ad essere vissuta dentro casa… esiliati dal MONDO e da tutti quei rumori che appartengono al suo respiro, che genera il nostro vivere quotidiano.
E’ una Pasqua importante questa qui; la prima vissuta nelle morse di una pandemia che ci ha ridotti a brandelli la libertà, ma da cui dobbiamo ripartire per salvarci e riprendere a vivere DOMANI!

Pasqua: parola che deriva dal greco (pasha) e significa “passare oltre” quindi “passaggio”, quello stesso di cui abbiamo bisogno noi  oggi, più che mai, per riuscire a risorgere da questa paura universale di morire per colpa di un virus, a noi ancora sconosciuto, di cui non abbiamo compreso, da subito, quanto fosse forte e combattivo… per noi che ci siamo illusi di essere ad un passo dallo sconfiggere ogni tipo di malattia… raggiungere ogni più remoto luogo dell’universo ed essere a poco dalla formula magica della “vita eterna”.
Sono certo che vinceremo NOI, alla fine. Soprattutto se sapremo rispettare i vincoli che ci sono imposti per sterminare questo male invisibile e limitare i contagi  su noi stessi, i nostri affetti più cari e il mondo intero, di cui facciamo indissolubilmente parte.
Vinceremo noi, lo so, perché abbiamo un’arma infallibile con cui forgiare una corazza inscalfibile e vincere la desolazione, la paura e il pericolo di abituarci all’esilio, che porta  alla solitudine, che se raggiunge le pareti del cuore non ci lascerà più vivere apertamente la libertà con gli altri, perché condizionata dalla paura del confronto… arrendendoci al peggio!
E sapete di cosa è fatta quella invisibile corazza? Di un materiale raro, prodotto dal miscuglio perfetto di coscienza, fede e amore nelle cose in cui crediamo e pretendiamo di difendere ad ogni costo: la SPERANZA: un componente astratto vitale e a disposizione di tutti, che in questo momento così delicato della nostra vita, bisogna rastrellare a più non posso da ogni nostra singola cellula, perché è grazie alla SPERANZA che… si può vedere l’invisibile, toccare l’intangibile e raggiungere l’impossibile per auguraci di tornare presto a riabbracciarci da vicino e restare, più di prima… UNITI!

Buona Pasqua di risorgimento a tutti noi, ai nostri affetti più cari,  e alla nostra inimitabile SPERANZA che deve aiutarci ad arrivare a domani, sapendo sopportare, sostenere e reagire alla paura che non può averla vinta su noi e il nostro legittimo desiderio assoluto di RIAPPROPRIARCI del NOSTRO DOMANI!


ANGELI IN CORSIA


Questo è un tempo in cui agli onori della cronaca, oltre che alla coscienza delle persone, è stata messa in primo piano l’essenzialità degli ANGELI IN CORSIA sempre così poco menzionati, se non addirittura dimenticati, fino a quando un maledetto VIRUS ci ha spalancato le porte del terrore, raccomandandoci alle ricerche degli scienziati perché trovino  presto il vaccino, a Dio che ci venga in aiuto e sostenga la nostra speranza e agli infermieri, i dottori e tutti gli operatori sanitari, volontari e non, messi in prima linea a fronteggiare una guerra contro un nemico invisibile, che miete le sue vittime tra le corsie di un ospedale!
Ammetto la mia colpa: anche io non ho mai scritto editoriali rappresentando l’amore nei mestieri di ogni giorno, credendo che parlare d’amore sia qualcosa che riguardi la sola sfera degli innamoramenti, le passioni cocenti e le emozioni dell’anima… sbagliando irrimediabilmente a non considerare che l’amore si manifesta proprio nelle quotidianità più naturali, e lo si trova ovunque.. soprattutto nei luoghi di maggiore sofferenza e dolore!
Si è sempre sostenuto (a giusta ragione) che la mancanza di buona salute porta a sentirsi indifesi, vulnerabili ed insicuri, e se ci ritroviamo in un letto d’ospedale diventa ancora più forte l’inquietudine verso l’imprevedibilità di ogni nuovo giorno, dove anche addormentarsi diventa “tremendamente preoccupante”, se quella notte non finisce più.
E fra le spire di così tante insicurezze e paure, è meravigliosamente sorprendente trovarli lì, puntuali al loro posto, a correre ed animarsi ogni minimo stento per accudire lamenti, rispondere ai richiami di aiuto e assistere il dolore in maniera professionale ed UMANA.
Loro sono sempre stati presenti; lo ha imposto la scelta del loro mestiere, che è una missione ed una condanna… quando nelle loro mani scivola via la vita o la si perde, nonostante sia stata fatta ogni cosa per difenderla!
E’ da un po’ di tempo che ci siamo resi conto della loro nobile e fondamentale presenza magnificando, a giusta ragione, i loro immani stenti e la determinazione ad un impegno che non conosce limiti… ed io posso solo accodarmi ai tributi, gli applausi scroscianti e le manifestazioni di altissima stima ed affetto che vanno destinati a quanti imperterriti garantiscono il loro contributo vitale, non conoscendo tregua ad un obbligo morale e professionale di assistere e curare, fino all’impossibile, la malattia e il dolore!

Agli infermieri, i dottori, i sanitari, i volontari, i preti, le suore e quanti altri si prendono cura quotidianamente della malattia e la sofferenza… va tutto il nostro onore ed orgoglio!


C’E’ BISOGNO DI FEDE


Buon Dio, sii buono con me.
Il tuo mare è così largo e la mia barca è così piccola.

Preghiera del pescatore Breton

Non è possibile rimanere per troppo tempo immobili e bloccati dalla paura di non sapere fino a dove spingersi, se davanti a te si spalancano scenari di inesplorate profondità della vita, come fosse un grande mare, che ci obbliga all’attesa per il dubbio di non riuscire a scegliere, tra audacia o prudenza, quale sia il percorso meno insidioso e a rischio, per te e i tuoi cari.

L’ho immaginato proprio così il momento che stiamo attraversando, nel combattere il nemico virus… spietato killer invisibile che non fa sconti… non si intenerisce e neppure si fa scrupoli a scegliere chi colpire; lui attacca e basta e non ha limiti o ragioni, ma solo uno scopo: uccidere!
E noi siamo qui… davanti a questo grande mare profondo a non saperlo navigare, perché ci manca forza nella braccia per remare, fiato nei polmoni per richiamare altri coraggiosi a farci compagnia, e fede a sufficienza nel cuore per credere di più in noi stessi.
Purtroppo, per imprescindibili misure di immunizzazione necessarie, ci stiamo abituando a vivere la vita tra quattro pareti, segregati in casa… e tenere così fuori dalla nostra portata i rischi del “contagio”… creando barriere e distanze, oltre che limitare al massimo di incrociare da vicino altri visi a cui chiedere un sorriso, inutile da proporre, se rimane nascosto da una mascherina!
E, soprattutto, ci stiamo disabituando a sperare e pregare; che fosse un Dio a cui credere, o fede in se stessi, o anche in tutto ciò che abbiamo ottenuto e conquistato da soli, nel corso della vita, contando solo sulle proprie forze, che va difeso ad ogni costo, però, perché i nostri affetti sono il patrimonio più inestimabile di cui disponiamo NOI!
E allora mi piace, proprio in un momento così imperfetto e rischioso, dove regna sovrana l’incertezza sulle date di ripresa economica, di scoperta del vaccino, e tempi e modi di riappropriazione delle nostre abitudini sociali, sfidarlo quel GRANDE MARE, “impetuoso e insovrastabile“, confidando nell’innato istinto alla sopravvivenza, che ci ha permesso di evolvere la specie umana ed arrivare a ciò che siamo, confidando nelle proprie forze che devono sostenerci, farci resistere, e non disabituarci alla SPERANZA, perché solo così resisteremo e vinceremo ancora NOI! !

Spero tanto che in tutti noi sia sempre forte e inesauribile il bisogno di affidarsi al proprio Dio, come anche alla propria fede scientifica, spirituale o di se stessi, per superare questo demoniaco momento di tristezza, duro come una guerra ma che fa più paura di un fucile… perché invisibile, per avere certezza domani che abbiamo saputo superare il grande mare, navigandolo a modo nostro, sulla nostra piccola barca, verso un approdo sicuro, potendo contare su quella forza misteriosa che è dentro noi, che ci obbliga a superare ogni limite pur di difendere e proteggere… che chiamiamo AMORE!