un po’ più di OTTIMISMO!


Siamo in piena estate…. anche se ne ha poca parvenza, tra continui cambi repentini di temperatura, gli obbligati distanziamenti precauzionali e, soprattutto, il diffuso pensiero pessimista che aleggia ovunque, conseguenza di una profonda crisi economica  e sociale… a riprova e conferma di una diceria popolana, che ci portiamo dietro dall’antica Roma,  quando si sostiene che durante l’anno BISESTO c’è sempre ad attenderci il FUNESTO!

Ma…attenzione, è vero che siamo in piena crisi esistenziale  MA… (e ripeto la congiunzione avversativa) noi siamo anche figli di un popolo di conquistatori, naviganti, Santi e  poeti, che fin dalle sue origini non si è mai arreso all’evidenza o la sciagura improvvisa, frapponendo ad ogni avversità un altissimo senso di appartenenza alla vita, che ha permesso di rinasce ogni volta dalle proprie ceneri, come un’araba fenice che non muore mai!
E allora, forte di questo dato storico inconfutabile che appartiene al nostro Belpaese, vorrei tanto che per una sera il telegiornale aprisse l’edizione con una notizia sensazionale, del tipo: “da una intervista a campione, che ha coinvolto milioni di persone, tutti gli intervistati si sono detti ottimismi, fiduciosi e speranzosi che vinceremo presto questo disagio esistenziale, perché tutti crediamo in un domani migliore.”  
Lo immagino e lo desidero fortemente questo scenario, perché sono stanco di subire la monotona e costante sequela di triste notizie, fatte di dolore, stragi e morti innocenti, che servono solo a demoralizzarci oltremodo, col rischio di obbligarci a una legittima autoprotezione  che sconfina nell’isolamento, incolore e confuso, fatto di tedio e mestizia che ci obbligherà a chiuderci in casa… se ogni posto nel mondo è abitato solo da scoraggiamento e desolazione!
Noi ce la faremo, ne sono certo, perché così racconta la Storia di quanto sono stati forti e determinati i  nostri AVI, durante tutti i grandi eventi che sono capitati sul mondo, ma deve partire da  noi la certezza di riuscirci, facendo attenzione a proteggerci, usando precauzioni e coscienza, e allontanando dai nostri pensieri il disfattismo, che non ci fa reagire e sperare in meglio!
Solo così potremo raccontarlo, un giorno lontano, di quanto sia stato duro vivere questo 2020… tra desolazioni, paure, sconforto e un incredibile bisogno di stringerci in un abbraccio!

Il mio innato ottimismo mi porta a pensare che “vinceremo ancora noi”, soprattutto se ci alleniamo, fin da subito, a mettere in pratica  le regole del rispetto altrui e l’amore fraterno… smettendola di giudicare e condannare e mai comprendere, affidarsi ed accettare… perché solo così sapremo educare i nostri figli ad insegnare alle future generazioni l’ottimismo, “sale della vita” ed unica medicina naturale per la felicità di spirito e corpo, anche quando sembra che la nottata… non voglia passare MAI!”

“Ho imparato che non importa cosa accada, o quanto brutto possa sembrare l’oggi… …la vita continua e sarà meglio domani”
Maya Angelou



DESTINO… una scelta di vita


Oggi mi soffermo a riflettere su un tema sempre molto dibattuto: IL DESTINO!
La domanda è semplice, molto meno la risposta: Il destino è qualcosa di già scritto e immodificabile, o è solo un modo di dire, e non ha nulla di certo e scontato?
A leggere la definizione di DESTINO  ci viene spiegato che è “l’insieme imponderabile delle cause che si pensa abbiano determinato,  o determineranno,  gli eventi della vita.”
E in effetti, se fate caso, sono davvero tante le circostanze in cui ricorriamo alle frasi con protagonista il destino per giustificare eventi, disastri e mutamenti, tipo: l’ineluttabilità del destino… la rassegnazione al  proprio destino… era destino… è già tutto scritto e deciso… e via discorrendo.
Senza voler sfociare in principi teologici o carmi filosofici, provo ad esprimere la mia personale idea al riguardo, considerando il destino di un uomo sia la risultanza  di volontarie  azioni, spesso guidate dall’istinto, l’emozioni del momento,  la ragione dell’anima  o la fede.
Come dire: il destino non è già scritto e previsto, ma lo compiliamo noi stessi, perché  è influenzato da ciò  che  impone, comanda, suggerisce e obbliga il cuore, la mente ed il corpo, ed è per questa ragione che (a mio personale parere) ritengo  il destino: “espressione più completa e logica di noi, perché  sa descriverci perfettamente.”
E a voler concludere in maniera ancora più determinata, dirò che per me il destino è qualcosa di assolutamente originale, che si modifica e si alimenta di ogni nostra singola SCELTA, che sia essa volontaria o fortuita, con cui ci scriviamo addosso la nostra sorte!

Per cui vale la pena di affrontare ogni istante della  vita carichi di  energetica forza d’animo, fede in Dio a non saperci mai soli, e un bell’entusiasmo  nel farsi aiutare dal verbo VOLERE… che sembra  quello più indicato e opportuno da  prendere a modello per  scrivere  il più  spettacolare e affascinante dei propri DESTINI!

Nessuno è nato sotto una cattiva stella; ci sono semmai uomini che guardano male il cielo –Dalai Lama-



Perché tanta crudeltà!?


Giorni fa mi sono imbattuto nella storia di una donna: Stanisława Leszczyńska, ostetrica polacca, vissuta nel bel mezzo della seconda guerra mondiale, ed in attesa di beatificazione.
Provo a riassumere la vita di questa signora, che durante la sua detenzione nel campo di  Auschwitz, nonostante gli orrori che la circondavano, prestò assistenza volontaria a circa 3000 donne partorienti, dando a tutti i nascituri la possibilità di affacciarsi sul mondo ed urlare il loro primo vagito, anche se poi… soltanto una trentina di quei poveri neonati sopravvissero allo sterminio e le indicibili condizioni subite in quel maledetto campo di tortura.
Perché ci fosse finita ad Auschwitz è presto svelato: lei e i suoi familiari aiutavano gli ebrei nel ghetto di Lodz, ed una volta  scoperta, venne arrestata insieme alla figlia e condotta nel campo di prigionia, alle dipendenze dello spietato dottor Josef Mengele, tristemente conosciuto come “l’angelo della morte”.
E fu proprio contro questo barbaro assassino che Stanislawa ebbe i suoi maggiori  contrasti e momenti di pericolo, opponendosi con tutta se stessa al volere del medico criminale, che imponeva di sopprimere i neonati, eccetto quelli con gli occhi azzurri, da destinare agli orfanotrofi per le coppie tedesche senza figli.
Senza voler andare nel dettaglio di questa tristissima storia, che potete approfondire direttamente dallo scritto di Stanislawa, che appuntò su un diario segreto particolari di quella incredibile esperienza, pubblicato con il titolo di “rapporto di un’ostetrica da Auschwiz”, vorrei riflettere con voi su questo dato: 3000 bambini fatti nascere da questa eroica donna, che andrebbe  fatta conoscere molto di più, e di tutti loro solo pochissimi superstiti, se sottraiamo i  quasi 1500 uccisi selvaggiamente dal personale del campo, e gli oltre 1000 lasciati a perire tra freddo e  fame, con solo alcune centinaia di “fortunati”, salvati perché disponevano di tratti somatici ariani, ideali da destinare alle donne tedesche sterili.

Di quanto ho riportato non voglio trarre conclusioni o giudizi, ma trasmettervi un po’ delle mie domande, a cui non so proprio rispondere, forse perché non ne ho il coraggio o la coscienza giusta o, peggio ancora: perché non c’è una risposta da dare!
Provateci voi, nel silenzio dei vostri pensieri, a dare risposte a qualcuna di queste mie domande… a cui frappongo solo silenzio, perché fanno un gran rumore doloroso dentro al cuore!

Perché tanta crudeltà accanita su poveri angeli, con la sola “colpa” di essere nati in quell’inferno?
Perché  la guerra rende gli  uomini tanto crudeli e assassini?
Perché  quei bambini sono stati strappati alla morte soltanto per qualche ora, ritardando un destino già scritto?
– Perché Dio (o chi per lui) ha permesso tutto questo?
– Perché queste storie sono così poco conosciute e ricordate?


So che non serve a molto, ma in rispettoso silenzio, provo a dire GRAZIE a quella immensa donna, che si definiva “serva di Dio” anche se lasciata troppo sola a trascinarsi dietro una Croce dolorosissima, che mai nessun conforto potrà alleggerire il peso che schiaccia il cuore di chi, come me, non sa darsi risposte e pace, sul perché sia stato permesso tutto questo, e qual è il messaggio o la morale da trarre in conclusione da questa triste storia di morte e ingiustizia!


Accade facilmente, a chi ha perso tutto, di perdere se stesso -Primo Levi-

di questa vita… un senso


Una domanda che mi piacerebbe rivolgere a quanti  mi leggono è la seguente: «Quali sono le cose davvero importanti nella tua vita?» alla quale, sono certo, si alternerebbero non poche variabili, ma con netta predilezione  verso  la salute fisica,  l’amore, la serenità, il tempo ed il benessere interiore… giusto?
E sono d’accordo con voi, perché  nella lista delle “cose essenziali”  mi concentrerei a citarle  fra le prime cose, ma… avete fatto caso che la loro  natura è  immateriale?
E’ strano ma è proprio così: quando si sostiene che i soldi non fanno la felicità, forse hanno ragione (anche se… contribuiscono non poco a raggiungerla).
Ognuno di noi ha proprie  necessità e priorità nella vita, che  solo quando ci vengono private o sottratte, ci fanno comprendere quanto pesi la loro assenza o ci mostri fragili ed incompleti. Basti considerare la limitazione alla libertà imposta dalla pandemia, per dare  conferma all’immaterialità dei nostri bisogni.
Ma la domanda, e qui vi esorto a giocare con me, diventa difficile quando restringiamo il campo e chiediamo di scegliere LA PRIMA NECESSITA’ di cui abbiamo bisogno, o rincorriamo in vita per saperci soddisfatti, appagati o meno incompleti. Provate con me a darvi una risposta e si battaglieranno  l’amore con la salute e il tempo con la felicità, senza trovare alla fine un vincitore da podio.
Ed io nell’incertezza,  ho provato a sondare tra le pagine di Internet e qualche libro così da  provare a stilare una classifica delle “cose che contano davvero nella vita”.
Al primo posto c’è la SALUTE fisica, che è la più grande ricchezza di cui disporre, che comprendiamo quanto sia fondamentale solo se viene privata. Immaginate cosa possa essere la nostra vita, se d’improvviso non vi è  consentito di scegliere  dove andare, cosa fare, che vestiti indossare, quale strada percorrere o le parole da dire e i gesti da compiere.  
Al secondo posto  svetta il TEMPO, che sembra non bastare mai, specialmente se abbiamo mille attività ed impegni (sociali, lavorativi o di famiglia), che ce lo sottraggono sempre più. E sapete qual è il vero disagio che subiamo nei suoi riguardi? La consapevolezza che sia limitato e non torna mai indietro!
Terzo podio  per l’AMORE; questo inossidabile e  mai “fuori luogo” sentimento del cuore, attraverso il quale  donarsi e ricevere per amore appaga in maniera assoluta, dato che ci consente di vincere le solitudini e destinare un senso alla nostra vita. (attenzione però: sia chiaro che è amore anche quello di un prete o una suora verso Dio, o un animo solitario verso l’infinito, la propria arte).
Al quarto posto, sorprende anche me, ci troviamo la REALIZZAZIONE DI SE STESSO, inteso come il raggiungimento (o meno) di un risultato, un obiettivo o uno scopo per il quale ha un senso vivere!
Il sapere a cosa si ambisce nella vita, e i mezzi, le occasioni, le circostanze e i risultati finali  sono una ragione basilare di vita per potersi sentire appagati o delusi da se stessi.
Chiudo questa speciale classifica con la FELICITA’,  ultimo elemento di una lista di cose immateriali, ma di genere fondamentale  per la nostra realizzazione, che si raggiunge “facilmente” se  si sono  ottenuti gli altri quattro obiettivi o, diversamente, con molto impegno e dedizione, confidando sulla convinzione  che la “felicità” non è un sentimento duraturo, e in quanto tale, va afferrato e gustato ogni qualvolta ce ne è l’occasione di viverlo, oltre che saperlo  ricordare sempre nel tempo futuro… perché può aiutarci a reggere e sopportare meglio i  momenti di magre consolazioni o poche soddisfazioni.
Da questo elenco, mi rendo conto che  se le nostre giornate le rendessimo coerenti con le priorità interiori, ci ritroveremmo  a  dedicare molto più tempo all’amore, alla cura del proprio corpo e della propria mente, oltre che a dedicarci a  più  passioni, stare con gli amici e vivere in pace con se stessi il tempo a disposizione, che non è infinito e non va assolutamente sprecato!

Bene. Vi saluto elencando le 5 parole più utilizzare e ritenute importanti,  per significato e valore, che  chiamiamo spesso in causa quando dobbiamo  parlare del benessere interiore: Libertà – Futuro – Tempo – Generosità e Amore.

Il senso della vita è quello di trovare il vostro dono. Lo scopo della vita è quello di regalarlo agli altri
(Pablo Picasso)



tutti… FRATELLI e SORELLE?


Difficile non commentare l’inaudita violenza razzista vista in tv nel Minneapolis, quando vittime e carnefici sono della stessa razza (quella umana)… anche se dal colore della pelle diverso!
Il motivo di tanto odio, e la conseguente violenta reazione scatenata, ha radici molto lontane in America, da ricercare ai tempi delle colonizzazioni (fine XVI secolo), ma non è questo il luogo per analizzare le ragioni socio-storico-politiche che hanno portato a tanto, se poi… basta spostarsi di qualche meridiano per cascare in similari o ben altri scempi improntati al razzismo.
Ma la domanda che mi angoscia, più di ogni altra è, perché esiste ancora la disparità razziale in un tempo in cui si inneggia giornalmente alla pace tra i popoli, e si elargiscono consigli e spot a tutto spiano in difesa dell’ambiente, della madre terra, delle foreste pluviali e del rischio di estinzione del rospo delle paludi… quando poi, basta uno sguardo cattivo, un comportamento irriguardoso o un colore di pelle scuro per autorizzare atti di intemperanza razzista, a cui fa seguito sempre (nei casi di morte) una rappresaglia compatta e multirazziale, spesso più violenta e cattiva del gesto stesso!
A me sembra che siano troppi quelli sulla terra a non aspettare altro che l’occasione giusta per organizzarsi e manifestare, criticare e opporsi contro qualcosa o qualcuno; quasi si cercasse un pretesto per poter insorgere e reagire contro ogni cosa, forse, per la troppa noia e il tedio che impone uno stato di calma apparente?
Una cosa è certa: razzismo non è solo quello perpetrato ai danni dei neri, ma un fenomeno molto più vasto, che si esprime con l’odio e il risentimento verso un qualsiasi individuo che si differisca in qualcosa rispetto all’aggressore: sia esso il colore della pelle, la nazionalità, il modo di pensare, di vestirsi, di amare o, addirittura, la differente collocazione geografica di nascita o l’ideale politico e di religione!
Sembra ASSURDO, ma è proprio così: l’idea che basti una scintilla a scatenare violenza di ogni sorta, deve farci riflettere su quanto sia tutt’altro che debellata l’imparità tra i popoli, che dai Patrizi ai Plebei, e forse anche prima, anima di idrofobia il mondo e le terre lontane!…  
Leggo da un importante quotidiano, che il razzismo è il motivo di violenza per 3 episodi su 4! Un’analisi referenziata, compiuta da un osservatorio di interforze (OSCAD) ha raccolto questo dato agghiacciante nel 2019: si sono registrati 969 reati: 1 ogni 9 ore, legati al razzismo di colore e di etnia, oltre che di disabilità. A questi, vanno aggiunti gli atti di vandalismo, di minaccia verbale, e intolleranza discriminatoria e, soprattutto, xenofobia e omofobia!… Povero mondo, vero?!
MANCA UN ULTIMO DETTAGLIO: il dato OSCAD che vi ho riportato è relativo alla violenza praticata non in tutto il mondo… ma nella sola ITALIA, a testimonianza e conferma che il malessere dell’ostilità e il bisogno di sfogare rabbia e cattiveria sul prossimo, non è un fatto di costellazione o cultura storica… ma un irreprensibile bisogno primordiale dell’essere umano, dovunque esso si trovi e viva, che da sempre è predisposto a dimostrare più insofferenza  che tolleranzapiù rifiuto che accoglienzapiù ODIO che AMORE!

Abbiamo imparato a volare come gli uccelli… a nuotare come i pesci… ma non abbiamo ancora imparato la semplice arte di vivere insieme come fratelli Martin Luther King


IN RISPETTO AL CHI… FU


Fanno arrabbiare, lo so, le immagini in tv, che mostrano l’irrefrenabile bisogno dello stare insieme ad ogni costo, per brindare alla vita e dirsi con forza che… “il peggio (forse) è passato”, sapendo bene che non è così… se continua inesorabile la marcia invisibile di un potente virus, che miete vittime senza sosta, obbligandoci alle dovute distanze e i sorrisi da mostrare con gli occhi, e non più dalle labbra coperte da mascherine.
Capisco il bisogno dei giovani al volersi ritrovare insieme, tornando a frequentare i luoghi nei quali un tempo l’assembramento di massa non era un pericolo; desiderosi di recuperare parte di quei 2 mesi che ci hanno visti reclusi in casa. Ed è giusto che provino ad impossessarsi delle quotidianità di un tempo, per credere ancora nel futuro, anche se… più moderazione farebbe solo che bene!
Sono stato adolescente anche io, in tempi nei quali spesso hanno minato le frontiere del futuro, con eventi superiori alla nostra volontà di poter controllare e gestire (Chernobyl, Terremoto dell’Irpinia, l’attacco alle Torri Gemelle, solo per elencarne qualcuno) e si è sempre reagito, dopo un primo smarrimento, con determinazione a non voler cedere alla paura, l’ansia e lo sgomento di un presente senza futuro. E, quasi sempre, è partita dai giovani la rivalsa e la marcia di riappropriazione degli spazi e le misure necessarie al vivere normale.
Ma… non ricordo un evento tanto clamoroso come questo, che ha interessato quasi 6 milioni di persone nel mondo, a cui non abbiamo ancora posto rimedio, se non quello di aspettare un miracoloso vaccino, sperare che il caldo rallenti la sua forza e… soprattutto: che tutti facciamo la propria parte da responsabili verso gli altri e noi stessi, a seguire le regole, i giusti consigli e limitare i danni, invece che mostrare chiari segnali di strafottenza, attraverso azioni e gesti esposti all’alto rischio unzione da dropltets.
Se dovessi chiudere l’editoriale considerando un rimedio, meno stringente dall’essere obbligati ad educare e limitare con restrizioni dittatoriali: come il chiudere i locali ad alto rischio assembramento o vietare la vendita dell’alcol… posso solo insistere nel credere alla buona coscienza dei nostri figli, che sono i caposaldo del domani, e di un futuro che li aspetta e li riguarda… e non può essere condizionato o limitato dalle distanze sociali, i disinfettanti e le mascherine.
Io spero davvero che questo “attaccarli e reprimerli”, non determini rabbia o li spinga a sfidare oltremodo le nostre inopportune, (ai loro occhi) preoccupazioni, ma li facciano riflettere sul bisogno di moderarsi di più, per non rischiare di tornare inGABBIAti dentro quattro mura.

Chiudo e mi rivolgo a quanti  si sentono ingiustamente criticati, e fanno parte di quelle fotografie che mostrano assembramenti e calche irresponsabili: ci vuole più rispetto verso chi ha paura… chi teme per la propria esistenza… e per quanti hanno già pagato con la morte, un prezzo alto e ingiusto… per colpa di un maledetto virus che non abbiamo ancora sconfitto, e non chiede altro di potersi diffondere da uomo a uomo… da vita a morte!


E’ UN SOFFIO… e vola via!


E’ indubbio che quello che stiamo vivendo sia un tempo difficilissimo e complicato, dove la paura di morire per infezione ha il sopravvento, bloccandoci in un isolamento necessario, quanto opportuno, a salvaguardia della specie umana se, quello che può far morire, riguarda e coinvolge tutta l’umanità ed ogni angolo del mondo!
Mi spiego meglio: sono circa 3 mesi che ci hanno abituato a ragionare con i numeri alla mano; somme con cui ispessire la spietatezza di questo nemico invisibile che ci attanaglia, di cui abbiamo imparato subito il suo nome scientifico (Covid-19). Eppure, se ci rifacciamo ai numeri delle morti nel mondo per cause diverse da quelle naturali, scopriamo che decedere di CoronaVirus è un evento che ritroviamo soltanto al 9° posto in classifica.

Vi riporto la tabella stilata da Worldomeders su dati OMS e riferiti al primo quadrimestre 2020, dove si evince chiaramente di quale causa primaria si muore nel mondo e, attenzione, non è un conseguenza di una calamità recente o causata da questo bisesto anno funesto… NO!
ACCADE DA SEMPRE, ma non ci fa paura perché è circoscritto in alcune parti del globo (come la FAME in Asia meridionale ed Africa subsahariana soprattutto) o lo sappiamo da sempre e ci si è abituati e rassegnati al peggio, (come le morti per FUMO, ALCOL o TUMORI).
Eppure, guardando la tabella fa davvero paura quel numero iniziale, che moltiplicato per i 3 quadrimestri, tocca la cifra dei quasi 10milioni di morti per FAME e 6milioni per FUMO ed ALCOL l’anno… solo a voler restare sulle prime posizioni, che si ripetono con regolarità da tantissimi anni, ma che quasi non fanno notizia, perché c’è ben altro a cui pensare e di cui preoccuparci (dove andare al mare… come poter rinunciare all’apericena del venerdì… o come sopravvivere senza il calcio allo Stadio?!)
É indubbio che per educare un popolo ci sia bisogno di leggi, regole e timori, ma è pur vero che viviamo nell’ancestrale sospetto che quello che accade agli altri, sia dovuto, cercato o inevitabile… mentre se ci coinvolge direttamente è soltanto sfiga, sventura o accanimento… perché non si può morire di CoronaVirus quando c’è un mondo di cose da fare, che ci aspetta… e che ha bisogno di noi per diventare VITA!
Ma la vita, cari amici miei,  è un soffio o poco più… e quando ti accorgi che è fatta di tempo che non torna indietro, o non ti è permesso rallentare o fermare, se non per sempre, ti fa rendere conto di quanto siamo ipocriti, egoisti e superficiali… almeno fino a quando non ci minano la nostra libertà e le abitudini nelle quali perdiamo il senso del bisogno a considerare di più che respirare, correre, parlare, pensare e vivere è un privilegio che andrebbe apprezzato e difeso e osannato di più!

Mi scuso se questo POST è iniziato con il desiderio di voler parlare del dramma della FAME NEL MONDO, per poi abbracciare anche il tema della povertà, che sta affliggendo anche la nostra Italia… e invece, lo fermo qui, rafforzando solo l’ultimo concetto espresso sulla vita, che assume un valore assoluto, quando si è raggiunti da notizie agghiaccianti, che ti spengono la voglia di SPERARE!
Mi riferisco ad un talento divino, di cui ci è stata sottratta troppo in fretta la sua straordinarietà,  per colpa di una MORTE che arriva senza indugi e ritardi… e non si impietosisce neppure davanti a due occhi di luce che, nonostante tutto, quando raccontavano che la MUSICA E’ UNA MEDICINA PER IL CUORE E ANIMA, sapevano commuovere chiunque!

Ciao Ezio… ora tocca agli angeli emozionarsi per la tua musica divina, mentre noi vivremo nel ricordo di quel tuo viso felice, espressione pura di chi non si è mai domandato quale fosse il suo domani, limitandosi a vivere il presente con encomiabile semplicità e amore per la propria vita!


che parola magica: MAMMA!


Se si considera la pochezza servita per comporre una parola che contiene tutto l’oro del mondo fa davvero sorridere: 1 vocale ripetuta 2 volte (a) ed 1 consonante per altre 3 (m)… e viene fuori la parola più magica che esista al mondo: MAMMA!
Ed io, oggi voglio parlare proprio di LEI. Di quell’universo che dà vita alla VITA e ci permette di scoprire il mondo dapprima attraverso il suo respiro, e un attimo dopo che ci affacciamo sul mondo, crescere protetti dalle sue attenzioni, il suo amore, la sua presenza… e il suo inimitabile ed insostituibile modo di insegnarci a  vivere la vita!
Oggi è la festa di tutte le MAMME, ed io posso solo accodarmi ai ringraziamenti e gli auguri che ogni figlio deve poter riservare a chi gli ha permesso di diventare VITA!
E, in modo particolare, mi rivolgo a quanti come me, si rendono conto della SUA immensità nell’attimo esatto in cui perdiamo il privilegio di saperci FIGLI; è lì che comprendiamo, forse troppo tardi, quanto sia stata importante quella presenza femminile, che ci ha sempre accolto con un sorriso, una carezza di buona speranza ed un forte abbraccio in cui proteggerci.
Un abbraccio… un gesto così naturale, quanto imperioso e assoluto, che nel corso della vita tante volte vorresti ancora raggiungere, per scappare da tutto e rifugiarti in un legame che non si è mai spezzato, neppure quando ci hanno separati alla nascita.
Ed io, in un giorno così importante, dove ritengo sia fondamentale riservare un pensiero d’amore assoluto alla MAMMA, mi intenerisco di nostalgia pensando a quel volto che non c’è più, e che vorrei  tanto tornasse per il tempo necessario a poterla stringere in un ultimo abbraccio, e sussurrarle che mi manca, e che sono diventato l’uomo che vede, grazie ai suoi consigli, i suoi modi di esserci sempre stata e quel sorriso a braccia aperte che, ancora oggi, resta il posto più spettacolare in cui mi sono sempre nascosto dalle tristezze della vita!

Vi saluto con un consiglio: a chi ha ancora la mamma accanto a sé… se la godi e le ritorni uno di quei baci sulla fronte che tanto hanno fatto bene, per poi stringerla in un abbraccio pieno d’amore e riconoscenza, che duri per tutto il SUO tempo… e non solo per questo giorno di festa!

A tutte le mamme del mondo e a noi figli… dedico questa bellissima poesia di Salvatore Di Giacomo che esprime alla perfezione l’essenza assoluta nell’essere MAMMA!

Chi tene ‘a mamma
è ricche e nun ‘o sape;
chi tene ‘o bbene
è felice e nun ll’apprezza
Pecchè ll’ammore ‘e mamma
è ‘na ricchezza
è comme ‘o mare
ca nun fernesce maje.
Pure ll’omme cchiù triste e malamente
è ancora bbuon si vò bbene ‘a mamma.
‘A mamma tutto te dà,
niente te cerca
E si te vede e’ chiagnere
senza sapè ‘o pecché, 
t’abbraccia e te dice:
“Figlio!!!”
e chiagne nsieme a te.

Chi tiene la mamma è ricco e non lo sa; che tiene il bene ed è felice e non lo apprezza.
Perchè l’amore di mamma è una ricchezza. E’ come il mare che non finisce mai.
Pure l’uomo più triste e cattivo è ancora buono se vuole bene alla mamma.
La mamma tutto ti dà e niente ti cerca. E se ti vede piangere senza sapere il perche, ti abbraccia e ti dice: “FIGLIO!!!”
e piange insieme a te.


uomo&donna PER NIENTE UGUALI!


Fa indignare, oltre che rabbrividire il cuore, la notizia apparsa “di spalla” sulla prima pagina del Corriere, dove un titolo racchiude uno scempio senza fine: “storie di donne uccise nei mesi di isolamento“, che coinvolge volti e storie di 8 donne ammazzate tra il 21 febbraio e il 28 aprile del 2020, in piena crisi pandemia.
Purtroppo si continua a parlare tanto (ma a far ben poco) in difesa e a soccorso di coloro che vivono nel “castello dell’orco” e non sanno… possono… riescono… a scappare via, per una serie infinita di ragioni che obbligano, costringono e vincolano a rimanere sotto minaccia costante, e sperare che passi in fretta la furia rabbiosa di una belva cattiva che, se lo contrasti, può trasformarsi in un mostro!
Io non so quale sia l’azione più giusta da intraprendere che possa concretamente aiutare a far calare questo stramaledetto numero (23 donne uccise da inizio 2020) per colpa di UOMINI brutali che picchiamo, spesso pestano a sangue e altre volte uccidono… solo per rabbia, vedetta, gelosia, punizione o pazzia omicida!
Spero davvero che si arrivi quanto prima ad un tempo in cui sporgere una DENUNCIA non sia solo un avvertimento da destinare al carnefice, come una condanna al distanziamento domiciliare non rappresenti solo un consiglio o poco più, ma siano efficaci e incondizionati rimedi da adottare per redimere e prevenire gli agghiaccianti epiloghi che, quasi sempre, sono l’apice di continue e perpetrate situazioni di violenza verbale e gestuale, che sfocia in una incontrollabile eresia assassina, di cui ci si rende conto troppo tardi!
Da sempre riservo grande stima ed onore  a tutte le associazioni nate per la difesa e il supporto alle vittime di violenza, ma bisogna fare di più e far sì che anche le Istituzioni facciano la loro parte concreta, dimostrandosi più presenti ed abbiano maggiore fermezza e rigore nel reprimere in modo determinato, come lo si sta facendo con questa QUARANTENA, isolando chi si è reso autore di una violenza.. che parte quasi sempre da un urlo, si trasforma poi in uno spintone… e diventa alla fine rabbia, dolore, spietata violenza e rapsus omicida!

Concludo con una riflessione a cui non so rispondere: perché gli atti di violenza estrema e omicida sono sempre di pungo maschile, quando anche una donna potrebbe uccidere per rabbia, gelosia, tradimento o raptus? Mi hanno insegnato da sempre che uomini e donne sono UGUALI e si completano a vicenda… ma credo che mi hanno sempre raccontato una clamorosa FALSITA’!

A proposito dell’articolo sul Corriere, riporto la confessione di Antonio, assassino di Lorena, che ha giustificato il suo gesto perché “lo ha attaccato il CoronaVirus”, anche se a smentirlo (ammesso che fosse giustificabile)  è stato un TAMPONE negativo fatto su un PEZZO DI MERDA! (e perdonatemi la violenta volgarità)

Spesso perdoniamo per debolezza diventando complici involontari di un dolore che si trasforma in violenza assassina


LIBERI… DA TUTTO E TUTTI!


Il mio nuovo “pensieroBLOG” lo faccio combaciare con una ricorrenza importantissima, perché passaggio fondamentale della nostra storia nazionale, quando ad essere chiamata in causa è la LIBERTA’!
Il 25 aprile 2020 commemora il 75° anniversario della liberazione dal fascismo, con la sua dittatura ventennale, oltre alla fine della guerra, durata cinque durissimi anni, dove hanno trovato la morte 472.354 italiani, dei quali 153.000 civili. (per non parlare dei 68milioni di morti a livello mondiale)
Ma sull’argomento saranno in tanti a parlare e ribadire il concetto che la guerra “è una cosa sbagliata”, a prescindere dal motivo che la determina, e volendomi rifare al solo concetto della LIBERTA’, provo ad esprimere una mia riflessione, in un tempo in cui ci è stata forzatamente ristretta e limitata.
Leggevo, tra le tante terminologie affibbiate alla LIBERTA’, una particolarmente esaustiva che intende per LIBERTA’: “la condizione per cui un individuo può pensare, esprimere ed agire senza limiti e costrizioni, ricorrendo alla volontà della “libera scelta” attraverso modi, significati e strumenti che lui ritiene utili e necessari a realizzarla.”
Ed ecco che penso a quanto sia bello poter applicare questo nobile concetto in maniera inequivocabile per tutti e in ogni parte del mondo, senza rischiare di essere giudicati, criticati, ghettizzati, esiliati o, addirittura, puniti o condannati.
Sembra superfluo il concetto, ma non è così, perché basta girasi intorno per accorgersi quanti sono gli spietati cecchini, pronti a puntare il mirino infocato dei giudizi, critiche e rimproveri, se si accorgono di avere sotto tiro i “diversi” e i “difformi”, che fanno proprio il credo della “libera scelta”, alimentano solo scandali, perché irriverenti e irriguardosi, per non dire: indecenti e immorali!
(qualche esempio? Gli  amori tra sessi uguali, gli affidi a coppie di fatto, il razzismo per colori di pelle o di provenienza,  la persecuzione alla FEDE impopolare, o le urla di chi vuole liberarsi dai veli e le sottomissioni … fino ad arrivare a chi difende l’inalienabile diritto alla propria LIBERTA’ nel potersi vestire come crede, frequentare chi vuole, scrivere ciò che pensa, ed agire e vivere come ha sempre desiderato di poter fare.)
Per me, libertà rappresenta il poter “ESPRIME APERTAMENTE CIO’ CHE SIAMO“, scegliendo da quale parte stare, senza condizionamenti e costrizioni, indipendentemente dalle mode, i giudizi, le opinioni, il colore della pelle, le origini e le tradizioni, potendo sempre e solo contare sulla certezza che saremo giudicati per quello che facciamo e MAI per preconcetti, processi all’intenzione o perché prevenuti… altrimenti si innalzeranno MURI sempre più spessi, che isolano, imprigionano ed abituano a vegetare in una condizione di  SOLITUDINE DEPRESSIVA, logica conseguenza di tutte le LIBERTA’ VIOLATE che spengono sogni, speranze e i desideri in chi continua a credere nelle proprie idee, convinto che sarà accettato e compreso da tutti, perché è questa l’unica strada che conduce a un domani LIBERO e aperto alle differenze e le straordinarietà di ognuno di NOI!

Chiudo con un bel concetto espresso dal giurista e politico statunitense Charles Evans Hughes, che a proposito di libertà, sosteneva che “quando perdiamo il diritto di essere differenti, veniamo privati anche del privilegio ad essere liberi“.